2026
«La sua testimonianza
del Vangelo è rimasta
e resterà dentro
i cuori di tanta gente»
Oggi, 21 aprile, ricorre il primo anniversario della morte di papa Francesco. Lo abbiamo ricordato nella messa di settima e di trigesima, come si fa per i nostri parenti e amici, lo vogliamo ricordare anche nell’anniversario. Per 12 anni è stato il Vicario di Cristo per la Chiesa, ci ha guidati con la parola e con l’esempio, aprendo nuovi percorsi di riflessione e di scelte pastorali. Queste poche righe hanno solo la pretesa di rammentarci una data, di suscitare qualche ricordo e di rinnovare l’invito alla preghiera riconoscente.
Nei giorni scorsi, ero a Roma per impegni e già a metà mattina una lunga fila di persone era in attesa di poter entrare nella Basilica di santa Maria Maggiore. Da quando un anno fa la sua salma è stata lì sepolta, la Basilica è diventata meta di un pellegrinaggio ininterrotto, che durante il Giubileo ha raggiunto numeri record, testimonianza concreta di quanto Francesco abbia significato per credenti e non credenti. Potremmo anche fermarci qui, o insistere su questo registro, ma non saremmo obiettivi se non ricordassimo anche tutta una vulgata – aspre critiche, e non solo – che una frangia, purtroppo interna alla Chiesa, generalmente denominata di “conservatori” ha alimentato, con polemiche e addirittura con tentativi di delegittimazione.
In una parola: Francesco è stato tanto amato e tanto avversato. Tanto amato, specie dalla gente comune, avversato o aspramente criticato soprattutto in ambienti ecclesiali che hanno visto nella sua parola e in alcune sue scelte quasi un principio di destabilizzazione della Chiesa e un allontanamento dalla sua tradizione. A questa duplice e diversa considerazione corrispondeva in maniera quasi plastica la duplice espressione del volto di Francesco: il volto semplice e gioioso di quando era in mezzo alla folla, o nell’incontro personale, e il volto austero, serio, quasi corrucciato di altri momenti più ecclesiali. Tutto questo era frutto di alcune sue caratteristiche umane e spirituali, delle sue radici e della sua esperienza: la provenienza dall’America latina e, come dicono gli esperti, soprattutto dall’Argentina; la prossimità e la capacità di stare con la gente del popolo maturata negli anni dell’episcopato; la sua austera formazione gesuitica e, infine, alcune caratteristiche personali, non esclusa una certa impulsività, che lo inducevano ad alcune scelte contraddittorie, a una certa lettura, certamente critica e severa, della situazione ecclesiale, della Curia, della vita dei presbiteri e dei vescovi.
A fronte di tutto ciò, anche nel “sentire” sia di chi lo amava che di chi lo avversava, c’era un che di immediatezza, di istintivo e di viscerale. Sicuramente – come avviene in tanti altri ambiti della vita – diversa è la percezione e la considerazione di chi vede le cose a distanza e di chi condivide una quotidianità e le conseguenze di alcune scelte. Solo con il passare del tempo, come sempre, la vera statura di questo Papa emergerà in maniera più oggettiva. Una cosa è certa: Dio si è servito di lui per guidarci per un tratto di strada in un tempo particolare, lo ha voluto alla guida della sua Chiesa, lo ha ritenuto degno interprete dei tempi.
Indubbiamente, la sua testimonianza personale del Vangelo è rimasta e resterà dentro i cuori di tanta gente e di tanti sacerdoti, additando percorsi di vita. Per certi versi, la Chiesa non sarà più la stessa, dopo essere stata guidata da un uomo tanto originale e imprevedibile, capace di suscitare amore e perplessità, entusiasmo e disapprovazione.
La Storia, come sempre, farà giustizia della cronaca ed emetterà i suoi giudizi più avveduti e più fondati. A noi, non resta che guardare con gli occhi della fede anche ciò che accade in Vaticano. Un anno fa, si auspicava un altro Francesco, ed è giunto Leone, che appare così diverso nello stile e anche in alcune scelte, ma forse non meno forte quando si tratta di difendere i valori del Vangelo davanti ai potenti della terra. Ed è bello pensare che un Papa che se ne va, quasi prepara la strada al successore.
Confidiamo che la fantasia dello Spirito altro non stia facendo se non darci pastori illuminati e preziosi per i giorni che viviamo. In fondo, come dice il Prefazio della loro festa, anche i Santi Pietro e Paolo ebbero personalità e carismi diversi, ma entrambi edificarono l’unica Chiesa.
- Egidio, vescovo
2026
Gli auguri del vescovo: «Una Pasqua che generi pace nel segno di Cristo risorto
«Costruire un mondo realmente pacificato, conservato vivibile dalla pace vera». In occasione della resurrezione del Signore il vescovo di Mondovì, mons. Egidio Miragoli, nel suo messaggio di auguri riflette su un tema più che mai attuale.
Pasqua: il messaggio del vescovo
Nella scena della nascita di Cristo, secondo il Vangelo di Luca, gli angeli lodano Dio dicendo: “Gloria a Dio nell’alto dei cieli / e pace in terra agli uomini amati dal Signore”.
Il Vangelo di Giovanni racconta che Gesù, la sera del giorno della Resurrezione, comparendo ai suoi discepoli, rivolge loro, anzitutto, il saluto: “Pace a voi”.
Non si può non notare come la parola “pace” risuoni nei due momenti fondamentali per la nostra fede: quando Gesù entra nel mondo e quando risorge dalla morte.
Evidentemente, per il Dio che si incarna come per il Dio che risuscita, il bene primario di cui l’umanità dovrebbe disporre è la pace. Perché il suo contrario, cioè la guerra, il conflitto, la divisione e la violenza, porta con sé uno stravolgimento della vita, una condizione di pericolo costante che inevitabilmente ci impedisce di pensare ad altro che non siano le strategie per metterci in salvo. Perciò, il Dio della vita, il Dio che muore e risorge perché noi abbiamo la vita e l’abbiamo in abbondanza, auspica anzitutto “pace” ai nostri giorni e alle nostre vite.
Inutile ricordare che da qualche mese il mondo intero sembra non poter evitare che proliferino i focolai di guerra, le morti, i massacri, le ingiustizie. Ma, a fronte di tutto ciò, noi quale pace dovremmo perseguire? ”Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi” (Gv 14,27) dice Gesù. La pace cristiana, la pace che possiamo accogliere e testimoniare non coincide solo con l’assenza di guerre, con la pace che può dare il mondo. La pace che ci dona il Signore Gesù consiste nel sentirci talmente amati da poter affrontare la vita anche quando si presenta in tutta la sua complessità e drammaticità. “Lui è la nostra pace”, ha scritto San Paolo, e nessun irenismo più o meno improvvisato può sostituire la pace autentica che realizziamo quando seguiamo integralmente e con pienezza di cuore la Sua Parola.
Sia questo l’augurio e il proposito per la nostra Pasqua: conformarci a Cristo nelle nostre vite personali, per costruire un mondo realmente pacificato, conservato vivibile dalla pace vera. Buona Pasqua. La pace del Signore Gesù morto e risorto, sia con tutti voi.
Mons. Egidio Miragoli
2026
Veglia di preghiera per i missionari martiri, in cattedrale
Il 24 marzo è una data fondamentale per la Chiesa cattolica, tanto da dedicarla alla preghiera e al ricordo dei ‘santi martiri’ in missione, perché martire fu Oscar Arnulfo Romero, vescovo di San Salvador, ucciso in quel giorno del 1980 dalla dittatura militare che governava il Paese, a causa del suo impegno nel denunciare le violenze numerose e spesso ingiustificate contro il proprio popolo. Quella data colpì personalmente il vescovo di Milano, Carlo Maria Martini, che nel 1981, un anno dopo l’assassinio avvenuto mentre Romero celebrava la Messa, volle ricordare e onorare la memoria di quel vescovo martire, morto per difendere il suo popolo, i deboli, secondo l’insegnamento del Vangelo, pronunciando una intensa omelia in Duomo. «Mons. Romero ha salvato la sua vita, come ci dice il Vangelo, perché l’ha perduta, l’ha donata. Ma in ogni missione vissuta per amore, non è mai chiaro chi dia e chi riceva di più. Come ‘vescovo pastore’ ha saputo ascoltare il suo popolo, ascoltarne il grido di sofferenza e di dolore […]. Dal suo popolo ha ricevuto moltissimo, anche il coraggio della verità», le parole di Martini.
Il Centro missionario diocesano propone, in questa occasione, la Veglia di preghiera per i martiri in missione, domenica 22 marzo, in Cattedrale a Mondovì Piazza, a partire dalle ore 20,30, all’insegna dello slogan “Gente di primavera” portatori di nuova vita e di nuova luce.
2026
Il card. Repole Eletto presidente C.E.P., segretario il nostro vescovo Egidio
Nei giorni 3-4 marzo i vescovi della Regione Piemonte-Valle d’Aosta si sono riuniti a Susa in sessione ordinaria. Alla prima parte dei lavori hanno partecipato il presidente nazionale dell’Azione Cattolica, prof. Giuseppe Notarstefano, e l’assistente generale, mons. Claudio Giuliodori, per un confronto sull’andamento e la presenza dell’A.C. nelle diocesi della Regione ecclesiastica. Un momento centrale della sessione è stata l’elezione della presidenza CEP e l’attribuzione delle deleghe episcopali per i vari ambiti pastorali. Quanto alla presidenza sono stati eletti: presidente il card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa; vice presidente mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta; segretario mons. Egidio Miragoli, vescovo di Mondovì. Il confronto poi si è concentrato su due testi: “Orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio” e il testo “Radicati e costruiti in Cristo: linee di orientamento per il cammino delle Chiese italiane nei prossimi anni”. Infine, si è ottemperato alla richiesta della segreteria CEI in ordine alla proposta di nominativi per la presidenza delle Commissioni nazionali.
Le deleghe assegnate ai vescovi all’interno della CEP
(Sir) – Contestualmente al rinnovo di presidente, vice-presidente e segretario della CEP, sono state assegnate le deleghe episcopali. Mons. Franco Giulio Brambilla è stato nominato rappresentante Cep presso Facoltà Teologica Italia Settentrionale (incarico condiviso con mons. Alessandro Giraudo). Mons. Marco Arnolfo seguirà la pastorale sociale e del lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato. A mons. Piero Delbosco vanno clero, vita consacrata e seminari, la Commissione mista Cep-Vita consacrata e la presidenza della Commissione presbiterale regionale. Mons. Marco Brunetti è delegato per Caritas e salute; mons. Cristiano Bodo per la cooperazione missionaria tra le Chiese; mons. Derio Olivero per beni culturali ecclesiastici ed edilizia di culto, ecumenismo e dialogo interreligioso. Le comunicazioni sociali e la liturgia vanno a mons. Gianni Sacchi. Mons. Luigi Testore segue dottrina della fede, annuncio e catechesi, “Sovvenire” e Istituti diocesani sostentamento clero. Mons. Roberto Farinella è delegato per il laicato; mons. Marco Prastaro per cultura, scuola, università e Migrantes; mons. Alessandro Giraudo per il Servizio regionale per la tutela dei minori, l’Osservatorio giuridico e come rappresentante Cep presso Ftis. Mons. Daniele Salera si occuperà di famiglia e vita, giovani e vocazioni. Infine, mons. Guido Gallese segue pellegrinaggi, turismo e sport, Fies e Santuari.
2026
Quaresima solidale: incontro con il direttore di “Nigrizia”
Nel programma quaresimale organizzato dagli Uffici pastorali, merita rilievo e importanza, considerando i tragici tempi attuali, la serata di condivisione e consapevolezza, sul tema “L’ingiustizia non è lontana: guardare, capire, agire!”, venerdì 13 marzo, alle 20,45 in Casa “Regina”, aula “Bona”, al Santuario di Vicoforte, grazie all’intervento di padre Giuseppe Cavallini, direttore di “Nigrizia” rivista missionaria dei Comboniani.
«In una stagione in cui guerre, migrazioni, disuguaglianze mostrano le ferite del mondo che non è lontano, in cui si è comunque immersi e interpellati – spiega d. Gianni Martino del Cento missionario diocesano – ci pare importante dedicare una serata per capire i conflitti in atto e le ingiustizie che si moltiplicano a varie latitudini, riscoprendo anche e soprattutto il dovere di una testimonianza autentica e responsabile».
«Sono convinto che sia indispensabile renderci conto di tante dinamiche e di grossi problemi che sottostanno a tutti gli sconvolgimenti mondiali toccando tutti noi. Soprattutto è urgente per le comunità cristiane conoscere, riflettere e anche prendere posizione per dare il proprio apporto per un mondo più umano e giusto», conclude don Gianni Martino.
2026
Una giornata di preghiera e digiuno per la pace. Il vescovo celebra in Cattedrale
L’escalation di violenza in Medio Oriente rischia di trascinare l’umanità in una guerra di proporzioni planetarie. Unendo la nostra voce a quella di papa Leone, che ha chiesto di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile, promuoviamo una giornata di preghiera e di digiuno per il prossimo venerdì 13 marzo.
Così scrive il card. Zuppi, presidente della CEI. Anche la nostra diocesi accoglie questo invito. Il vescovo Egidio pregherà per questa intenzione con i militari e le diverse Forze dell’ordine del territorio che si preparano alla Pasqua, durante la Messa che sarà celebrata in Cattedrale, presenti i cappellani militari, venerdì 13 marzo alle ore 11.
La giornata vuole essere “un’ulteriore occasione per implorare il dono della pace in Medio Oriente e in tutti gli angoli della terra devastati dalla divisione, dalla distruzione e dalla morte”. Si pregherà in particolare perché “quanti soffrono a causa della violenza e dell’odio, le vittime dei bombardamenti, i profughi, i feriti e le famiglie nel lutto trovino conforto nella solidarietà della comunità cristiana e nella speranza che viene da Dio”.
«La guerra non è e non può mai essere la risposta»
I vescovi italiani ribadiscono con nettezza quattro principi: “la guerra non è e non può mai essere la risposta”; “la logica della forza non può e non deve sostituirsi alla paziente arte della diplomazia, unica via percorribile per la risoluzione di controversie e contese”; “il rumore assordante delle armi non può soffocare la dignità e le legittime aspirazioni dei popoli”; “la paura e la minaccia non possono vincere sul dialogo e sul bene comune”. La Cei chiede alle comunità ecclesiali “un impegno corale e consapevole che deve tradursi in gesti di prossimità e di preghiera quotidiana”, indicando nel 13 marzo la giornata in cui tutta la Chiesa italiana sarà chiamata a digiunare e pregare per la pace.
Il Papa: “Cessi il fragore delle bombe”
“Dall’Iran e da tutto il Medio Oriente continuano a giungere notizie che destano profonda costernazione – ha detto all’Angelus Papa Leone XIV -. Agli episodi di violenza e devastazione, e al diffuso clima di odio e paura, si aggiunge il timore che il conflitto si allarghi, e altri Paesi della regione, tra cui il caro Libano, possano sprofondare nuovamente nell’instabilità. Eleviamo la nostra umile preghiera al Signore, perché cessi il fragore delle bombe, tacciano le armi, e si apra uno spazio di dialogo, nel quale si possa sentire la voce dei popoli. Affido questa supplica a Maria, Regina della Pace: interceda per coloro che soffrono a causa della guerra e accompagni i cuori lungo sentieri di riconciliazione e di speranza”.
Il digiuno
Il digiuno sia vissuto come espressione di solidarietà e preghiera per quanti soffrono a causa dei conflitti armati in corso nel mondo e per implorare il dono della pace in Medio Oriente. Questa pratica penitenziale, infatti, è “un segno concreto di comunione con chi soffre la fame, e una forma di condivisione e di aiuto con chi si sforza di costruire una vita sociale più giusta e umana” (Il senso cristiano del digiuno e dell’astinenza). Il digiuno e la preghiera, inoltre, contribuiscono a sensibilizzare “le comunità alle esigenze della pace, rendendole accoglienti e solidali con le vittime della violenza e delle guerre”.
Pregheremo perché “si apra presto un cammino di pace stabile e duratura”. Alle parrocchie è giunto materiale con alcune proposte per la celebrazione eucaristica, la Via Crucis e il digiuno.
2026
Lourdes e Santiago, “Passi che cambiano la vita”: pellegrinaggi estivi proposti dalla Pastorale giovanile e vocazionale
Scadono il 28 febbraio le iscrizioni alle due proposte di viaggi-pellegrinaggi nella prossima estate, su iniziativa congiunta delle Pastorali giovanili della diocesi di Mondovì e della diocesi di Cuneo-Fossano, indirizzandosi ai giovani ed ai giovanissimi, chiamati a farsi coinvolgere dall’esperienza denominata “Passi che cambiano la vita”. Si tratta di due viaggi, di due pellegrinaggi, di due occasioni di crescita, di amicizia e condivisione.
La prima meta è Lourdes dal 31 luglio al 4 agosto. L’esperienza è rivolta ai giovani dalla prima Superiore in su, cioè i nati dal 2012 (possono anche partecipare i nati dal 2008). La quota è di 280 euro, con la metà da versare all’atto dell’iscrizione.
La seconda meta è Santiago de Compostela dal 4 al 13 agosto. Si tratta di una proposta più impegnativa per i giovani nati dal 2008. La quota è di 400 euro (la metà da versare all’iscrizione). Per i nati dal 2008 che scelgono di vivere entrambe le esperienze, la quota è di 650 euro (la metà da versare all’iscrizione).
Non si tratta soltanto di un viaggio, ma di un percorso condiviso “tra fatica e risate, silenzi e racconti”. “Ogni passo – dicono dalle Pastorali giovanili – sarà un piccolo cambiamento dentro di noi, un’occasione per tornare alle radici della fede, mettersi alla prova e tornare a casa con qualcosa in più nel cuore”.
Iscrizioni entro e non oltre il 28 febbraio.Info: don Fede Pucci 349.8689548, don Cristiano Tano 347.4750639.
2026
Le comunità chiamate a rinnovare il Consiglio pastorale parrocchiale
Mentre le comunità parrocchiali o interparrocchiali sono chiamate ad un momento importante per la partecipazione ecclesiale, tramite il rinnovo dei Consigli parrocchiali (o interparrocchiali), da effettuarsi nel mese di marzo in modo che gli stessi organismi di partecipazione possano entrare in carica al 30 di marzo, giova condividere spunti preziosi dallo Statuto che li regola. “Essendo il Consiglio pastorale immagine della parrocchia o di un insieme di parrocchie costituenti l’Unità pastorale –- è riferito nel testo –, la composizione deve tenere presenti il più possibile tutte le realtà in essa operanti e le varie necessità. Possono essere membri del Consiglio pastorale coloro che, battezzati e cresimati, abbiano compiuto 18 anni, siano domiciliati nella parrocchia o nelle parrocchie cui è destinato il Consiglio o operanti stabilmente in esse, siano in comunione con la Chiesa, praticanti, si sforzino di essere coerenti nella vita ai principi della fede, prudenti e volenterosi nel servizio ecclesiale”.
“Il Consiglio pastorale è composto, a seconda delle situazioni: dal parroco, dal vicario parrocchiale o dal collaboratore parrocchiale, dal diacono, da un rappresentante di religiosi se presenti, da eventuali responsabili o rappresentanti di Associazioni, gruppi parrocchiali, movimenti ecclesiali, da un numero di laici, rappresentativi anche per sesso ed età, scelti secondo il seguente prospetto indicativo – è scritto nello Statuto – : Consiglio pastorale per parrocchie superiori ai 1.000 e fino ai 2.500 abitanti, almeno da 6 ad 8. Consiglio pastorale per parrocchie superiori ai 2.500 abitanti, almeno da 8 a 12. Insieme di parrocchie: almeno uno o due fedeli per ogni parrocchia. La scelta dei fedeli del Consiglio pastorale potrà avvenire per elezione, specie nelle parrocchie più grandi, o attraverso altre modalità più snelle per insiemi di parrocchie piccole. Dove la costituzione avviene per elezione, viene data comunque al parroco la possibilità di nominare direttamente alcuni membri, fino ad un terzo dei componenti del Consiglio. Si eviti di nominare o eleggere nel Consiglio più di un membro per famiglia”.
2026
Formazione per operatori pastorali
Domenica 1° marzo
“Dal dire al fare”, Laboratori su migranti, volto missionario delle parrocchie, il contesto di scristianizzazione che tocca i più giovani, lo stile dell’accoglienza nelle parrocchie, forme di collaborazione tra Uffici pastorali… questa l’impostazione prevista, per l’iniziativa di domenica 1. marzo dalle ore 15 alle 18 in Casa “Regina” al Santuario di Vicoforte, quale terzo incontro per operatori pastorali, volto a rafforzare la collaborazione nei diversi settori di impegno. L’iniziativa è del Centro missionario, della Caritas, di Migrantes e della Pastorale giovanile e, in questa occasione, pone l’attenzione su “Dal dire al fare” (Laboratorio migrante). L’intento è quello di interrogarsi e mettersi in gioco sul fenomeno migratorio e non solo. Sono attesi volontari Caritas dalle parrocchie nonché persone impegnate nei vari Enti caritativi sul territorio. I lavori saranno portati avanti con una modalità coinvolgente, nel segno di “World Cafè”, tramite tavoli di gruppo composti da 10-12 persone con un conduttore che guida l’incontro stesso. Il tempo a disposizione (15 minuti) permetterà a tutti di esprimersi sul tema cruciale delle migrazioni. Quando tutti hanno partecipato a tutti i tavoli di discussione, si fa una restituzione a livello di assemblea.
2026
L’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese
“Il servizio alla verità nella carità deve risplendere in tutto l’operato dei Tribunali ecclesiastici”, lo ha detto Leone XIV ai prelati della Rota Romana. Ed è una parte della frase contenuta nell’invito all’inaugurazione del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese. L’evento si svolge il prossimo 7 marzo dalle 9 presso la sede della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione parallela di Torino (via XX Settembre 83). Dopo il tempo riservato alla preghiera dell’Ora Media, il card. Roberto Repole, moderatore del Tribunale, porterà il suo saluto, e sarà sempre lui al termine della mattinata a fare le conclusioni. Sull’attività del Tribunale nel corso del 2025 relazionerà il vicario giudiziale, mons. Ettore Signorile. Nel corso della prima sessione della Cep di gennaio è stato riconfermato in questo ruolo per i prossimi 5 anni. Due le prolusioni previste. Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale del Tribunale di appello, interverrà su “La riforma dieci anni dopo la promulgazione del MIDI: alcune, parziali e provvisorie considerazioni di un vicario giudiziale”. Don Giovanni Bagnus, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico diocesano di Alessandrina, parlerà invece di “Il processus brevior Coram Episcopo e il canone 1095: criteri giuridici, responsabilità pastorali e prassi applicative”.
L’organico del Tribunale ecclesiastico interregionale piemontese
I vescovi delle Diocesi che hanno costituito il Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese di prima e di seconda istanza (Torino, Susa, Ivrea, Pinerolo, Asti, Novara, Biella, Aosta, Saluzzo, Mondovì, Casale, Cuneo, Vercelli, Alba) hanno approvato l’organico, valido fino alla naturale scadenza del 20 gennaio 2031.