Lourdes e Santiago, “Passi che cambiano la vita”: pellegrinaggi estivi proposti dalla Pastorale giovanile e vocazionale

Scadono il 28 febbraio le iscrizioni alle due proposte di viaggi-pellegrinaggi nella prossima estate, su iniziativa congiunta delle Pastorali giovanili della diocesi di Mondovì e della diocesi di Cuneo-Fossano, indirizzandosi ai giovani ed ai giovanissimi, chiamati a farsi coinvolgere dall’esperienza denominata “Passi che cambiano la vita”. Si tratta di due viaggi, di due pellegrinaggi, di due occasioni di crescita, di amicizia e condivisione.
La prima meta è Lourdes dal 31 luglio al 4 agosto. L’esperienza è rivolta ai giovani dalla prima Superiore in su, cioè i nati dal 2012 (possono anche partecipare i nati dal 2008). La quota è di 280 euro, con la metà da versare all’atto dell’iscrizione.
La seconda meta è Santiago de Compostela dal 4 al 13 agosto. Si tratta di una proposta più impegnativa per i giovani nati dal 2008. La quota è di 400 euro (la metà da versare all’iscrizione). Per i nati dal 2008 che scelgono di vivere entrambe le esperienze, la quota è di 650 euro (la metà da versare all’iscrizione).
Non si tratta soltanto di un viaggio, ma di un percorso condiviso “tra fatica e risate, silenzi e racconti”. “Ogni passo – dicono dalle Pastorali giovanili – sarà un piccolo cambiamento dentro di noi, un’occasione per tornare alle radici della fede, mettersi alla prova e tornare a casa con qualcosa in più nel cuore”.
Iscrizioni entro e non oltre il 28 febbraio.Info: don Fede Pucci 349.8689548, don Cristiano Tano 347.4750639.

Le comunità chiamate a rinnovare il Consiglio pastorale parrocchiale

Mentre le comunità parrocchiali o interparrocchiali sono chiamate ad un momento importante per la partecipazione ecclesiale, tramite il rinnovo dei Consigli parrocchiali (o interparrocchiali), da effettuarsi nel mese di marzo in modo che gli stessi organismi di partecipazione possano entrare in carica al 30 di marzo, giova condividere spunti preziosi dallo Statuto che li regola. “Essendo il Consiglio pastorale immagine della parrocchia o di un insieme di parrocchie costituenti l’Unità pastorale –- è riferito nel testo –, la composizione deve tenere presenti il più possibile tutte le realtà in essa operanti e le varie necessità. Possono essere membri del Consiglio pastorale coloro che, battezzati e cresimati, abbiano compiuto 18 anni, siano domiciliati nella parrocchia o nelle parrocchie cui è destinato il Consiglio o operanti stabilmente in esse, siano in comunione con la Chiesa, praticanti, si sforzino di essere coerenti nella vita ai principi della fede, prudenti e volenterosi nel servizio ecclesiale”.
“Il Consiglio pastorale è composto, a seconda delle situazioni: dal parroco, dal vicario parrocchiale o dal collaboratore parrocchiale, dal diacono, da un rappresentante di religiosi se presenti, da eventuali responsabili o rappresentanti di Associazioni, gruppi parrocchiali, movimenti ecclesiali, da un numero di laici, rappresentativi anche per sesso ed età, scelti secondo il seguente prospetto indicativo – è scritto nello Statuto – : Consiglio pastorale per parrocchie superiori ai 1.000 e fino ai 2.500 abitanti, almeno da 6 ad 8. Consiglio pastorale per parrocchie superiori ai 2.500 abitanti, almeno da 8 a 12. Insieme di parrocchie: almeno uno o due fedeli per ogni parrocchia. La scelta dei fedeli del Consiglio pastorale potrà avvenire per elezione, specie nelle parrocchie più grandi, o attraverso altre modalità più snelle per insiemi di parrocchie piccole. Dove la costituzione avviene per elezione, viene data comunque al parroco la possibilità di nominare direttamente alcuni membri, fino ad un terzo dei componenti del Consiglio. Si eviti di nominare o eleggere nel Consiglio più di un membro per famiglia”.

Formazione per operatori pastorali
Domenica 1° marzo

“Dal dire al fare”, Laboratori su migranti, volto missionario delle parrocchie, il contesto di scristianizzazione che tocca i più giovani, lo stile dell’accoglienza nelle parrocchie, forme di collaborazione tra Uffici pastorali… questa l’impostazione prevista, per l’iniziativa di domenica 1. marzo dalle ore 15 alle 18 in Casa “Regina” al Santuario di Vicoforte, quale terzo incontro per operatori pastorali, volto a rafforzare la collaborazione nei diversi settori di impegno. L’iniziativa è del Centro missionario, della Caritas, di Migrantes e della Pastorale giovanile e, in questa occasione, pone l’attenzione su “Dal dire al fare” (Laboratorio migrante). L’intento è quello di interrogarsi e mettersi in gioco sul fenomeno migratorio e non solo. Sono attesi volontari Caritas dalle parrocchie nonché persone impegnate nei vari Enti caritativi sul territorio. I lavori saranno portati avanti con una modalità coinvolgente, nel segno di “World Cafè”, tramite tavoli di gruppo composti da 10-12 persone con un conduttore che guida l’incontro stesso. Il tempo a disposizione (15 minuti) permetterà a tutti di esprimersi sul tema cruciale delle migrazioni. Quando tutti hanno partecipato a tutti i tavoli di discussione, si fa una restituzione a livello di assemblea.

L’inaugurazione dell’anno giudiziario del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese

“Il servizio alla verità nella carità deve risplendere in tutto l’operato dei Tribunali ecclesiastici”, lo ha detto Leone XIV ai prelati della Rota Romana. Ed è una parte della frase contenuta nell’invito all’inaugurazione del Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese. L’evento si svolge il prossimo 7 marzo dalle 9 presso la sede della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale – Sezione parallela di Torino (via XX Settembre 83). Dopo il tempo riservato alla preghiera dell’Ora Media, il card. Roberto Repole, moderatore del Tribunale, porterà il suo saluto, e sarà sempre lui al termine della mattinata a fare le conclusioni. Sull’attività del Tribunale nel corso del 2025 relazionerà il vicario giudiziale, mons. Ettore Signorile. Nel corso della prima sessione della Cep di gennaio è stato riconfermato in questo ruolo per i prossimi 5 anni. Due le prolusioni previste. Mons. Paolo Bianchi, vicario giudiziale del Tribunale di appello, interverrà su “La riforma dieci anni dopo la promulgazione del MIDI: alcune, parziali e provvisorie considerazioni di un vicario giudiziale”. Don Giovanni Bagnus, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico diocesano di Alessandrina, parlerà invece di “Il processus brevior Coram Episcopo e il canone 1095: criteri giuridici, responsabilità pastorali e prassi applicative”.
L’organico del Tribunale ecclesiastico interregionale piemontese
I vescovi delle Diocesi che hanno costituito il Tribunale ecclesiastico interdiocesano piemontese di prima e di seconda istanza (Torino, Susa, Ivrea, Pinerolo, Asti, Novara, Biella, Aosta, Saluzzo, Mondovì, Casale, Cuneo, Vercelli, Alba) hanno approvato l’organico, valido fino alla naturale scadenza del 20 gennaio 2031.

Corso per lettori della Parola di Dio

A cura dell’Ufficio liturgico diocesano, in Casa “Regina” al Santuario giovedì 5 febbraio, alle 20,45, è in programma il corso per lettori della Parola di Dio. Il primo incontro ha per titolo “Sulla tua parola getterò le reti” ( (La Parola di Dio nella vita del cristiano), Interviene don Carlo Cravero. Giovedì 12 febbraio, sempre alle 20,45, “Dio parla al suo popolo: la Liturgia della Parola”, riflessione di don Andrea Rosso. Mercoledì 25 febbraio “Il lezionario: un cammino di fede”, con approfondimento di don Pierangelo Chiaramello. Infine, giovedì 12 marzo, “Il lettore a servizio dell’assemblea liturgica. Aspetti tecnici della proclamazione e comunicazione” a cura della prof.sa Giuditta Aimo. Maggiori info presso don Andrea Rosso tel. 338 7327942, Iscrizioni:uldiocesimonodvi@gmail.com

Quaresima di Solidarietà – I Progetti

Tutte le offerte raccolte durante la Quaresima nelle parrocchie della diocesi andranno a sostenere i seguenti progetti .

A Korr con Jim Comino

Un aiuto a Jim Comino per la popolazione delle terre desertiche del Kenya attraverso l’istruzione e varie iniziative di sviluppo sociale  

Nel nord del Kenya, tra le terre aride della contea di Marsabit, sorge Korr, una piccola comunità che da anni affronta una situazione di estrema fragilità. Qui la siccità non è un’emergenza occasionale, ma una condizione che segna profondamente la vita quotidiana delle famiglie. 

La scarsità d’acqua e di cibo rende la sopravvivenza una sfida continua, colpendo in modo particolare i bambini e le donne.

 La popolazione locale, in gran parte semi-nomade, vive tradizionalmente di allevamento. Tuttavia, le ripetute mancanze di piogge hanno ridotto drasticamente i pascoli e decimato il bestiame, privando molte famiglie della loro unica fonte di sostentamento. Sempre più spesso si riesce a consumare un solo pasto al giorno e la malnutrizione, soprattutto nei più piccoli, è in aumento.

Le difficoltà non si limitano all’alimentazione. L’accesso all’acqua potabile è complesso e costringe molte donne a camminare per ore sotto il sole. Le strutture sanitarie sono poche e lontane, mentre le strade dissestate rendono difficile raggiungere i servizi essenziali. Anche la scuola risente di questa situazione: molti bambini frequentano le lezioni a stomaco vuoto o sono costretti ad abbandonare gli studi. 

In questo contesto opera la Missione Don Bosco di Korr, una delle prime presenze salesiane in Kenya. Attraverso l’istruzione, la distribuzione di cibo, i progetti idrici, l’ambulatorio medico e le attività dell’oratorio, i salesiani affiancano la comunità nel tentativo di restituire dignità e futuro, soprattutto alle nuove generazioni. Nonostante l’impegno costante, i bisogni restano grandi e richiedono il sostegno di tutti.

La Quaresima di solidarietà rappresenta un’occasione preziosa per trasformare il cammino spirituale in un gesto concreto di condivisione. Sostenere il progetto di Korr significa rispondere all’invito del Vangelo a farsi prossimi, portando speranza là dove la solitudine e la povertà rischiano di spegnere il futuro.


Educare oggi per custodire le vocazioni di domani

Sosteniamo il Seminario St. John Cross di Nsukka, in Nigeria, per offrire ai giovani seminaristi formazione, sicurezza e strumenti essenziali per il loro cammino.

Nel cuore della Nigeria sud-orientale, nella diocesi di Nsukka, sorge il St. John Cross Seminary, una realtà educativa e formativa che da decenni rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la crescita umana e spirituale di centinaia di giovani. In un contesto segnato da instabilità, povertà e tensioni religiose, questa scuola–seminario continua a essere un luogo di speranza, discernimento e futuro.

Il seminario accoglie ragazzi tra i 9 e i 18 anni che desiderano intraprendere un cammino di formazione ispirato ai valori cristiani e al discernimento vocazionale. È allo stesso tempo una casa, una scuola secondaria e un ambiente educativo che accompagna i giovani nella crescita culturale, morale e spirituale. Attualmente ospita oltre 300 seminaristi, molti dei quali provengono da zone duramente colpite da violenze, persecuzioni e insicurezza.

Negli ultimi anni, la situazione è diventata sempre più complessa. La posizione geografica della diocesi di Nsukka, al confine con aree interessate da attacchi terroristici e forme di estremismo religioso, ha reso il seminario un luogo di rifugio per vocazioni minacciate. Molti giovani trovano qui l’unica possibilità concreta di proseguire il loro cammino formativo in un ambiente relativamente sicuro.

A queste difficoltà si aggiungono nuove sfide di carattere educativo. Il governo nigeriano ha stabilito che tutte le scuole secondarie debbano dotarsi di strumenti informatici per consentire agli studenti di sostenere l’esame nazionale di fine ciclo, ormai completamente digitalizzato. Il seminario, che non riceve finanziamenti statali e si sostiene esclusivamente grazie alla Chiesa e alla solidarietà, non dispone delle risorse necessarie per affrontare questo adeguamento.

Per garantire ai propri studenti il diritto allo studio e la possibilità di sostenere gli esami ufficiali, il St. John Cross Seminary ha bisogno di computer portatili e di strumenti tecnologici adeguati. Senza questo supporto, molti giovani rischiano di vedere interrotto il loro percorso scolastico e vocazionale, non per mancanza di impegno o capacità, ma per l’assenza di mezzi.

Durante questa Quaresima di solidarietà, la nostra Diocesi desidera farsi prossima anche a questa realtà educativa, accompagnando il cammino di una Chiesa giovane e viva, che continua a generare vocazioni nonostante le difficoltà. Sostenere questa scuola significa investire nell’educazione, nella pace e nel futuro della Chiesa in Nigeria.

Ogni gesto di condivisione diventa così un segno concreto di fraternità e di speranza, capace di attraversare i confini e di unire le comunità nel nome del Vangelo.


Obiettivo Casa

Nell’ottica della promozione della persona la Caritas Diocesana propone che le offerte raccolte nella Quaresima di Solidarietà 2026 integrino le risorse del Progetto “Obiettivo Casa”, che si pone i seguenti scopi: 

  1. Aiutare persone e/nuclei familiari in difficoltà economica a trovare casa o un’abitazione più consona o a far fronte agli oneri dell’abitare (cauzione, affitto, spese condominiali, utenze); 

2. Per casi di emergenza abitativa, accoglienza provvisoria in base a Progetti di reinserimento sociale condivisi con i Comuni o Consorzi dei Servizi Sociali compenetenti, di singoli di entrambi i sessi, mamme con figli, famiglie nelle abitazioni fruibili dalla Caritas (4 alloggetti nella Cittadella della Carità; 4 alloggi  in  Mondovì; 1 alloggio offerto dalla primavera “26 da una Parrocchia); 

3. Accoglienza notturna maschile e Mensa per i “senza fissa dimora”;

4. con il sostegno di tutor volontari inserimento di persone “fragili” in Progetti di accompagnamento, mirati a favorire la capacità di gestione del bilancio famigliare ed i relativi costi; e/o di supporto all’inserimento lavorativo e al mantenimento del lavoro.

Ecumenismo: la riflessione del vescovo Egidio, ripartendo dal Credo di Nicea

Davvero preziose ed interpellanti le parole dell’apostolo Paolo “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4/4), su cui si è concentrata la preghiera fraterna in questa Settimana ecumenica conclusa con la celebrazione per l’unità dei cristiani in cattedrale a Piazza, cui hanno partecipato il vescovo mons. Egidio Miragoli, il pastore della Chiesa evangelica di Mondovì Stefano Fontana, p. Marian Costea della parrocchia ortodossa di San Giovanni in Suceava di Mondovì, p. Nicola Puscasu della parrocchia ortodossa rumena di S. Giacomo di Putna di Mondovì/Fossano. Ha coordinato i vari momenti don Egidio Motta della Commissione per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso in diocesi, che ha sottolineato il ruolo della Chiesa Apostolica Armena (tra le comunità cristiane più antiche storicamente), cui è stato affidato il compito di predisporre i sussidi per la Settimana ecumenica, anche raccogliendo la responsabilità della pace siglata di recente con l’Azerbaigian.

I passi verso l’unità dei credenti da disegnare su un tracciato di valore”

di mons. EGIDIO MIRAGOLI

Abbiamo celebrato i 1700 anni di un importante evento per il cristianesimo: il Concilio ecumenico di Nicea (325). In quell’occasione si affrontò una crisi della fede sorta con la controversia tra il Patriarca di Alessandria e il suo prete Ario. Quest’ultimo sosteneva che Gesù fosse solo una creatura “fuori serie”, un Dio di secondo grado, il primogenito della creazione, ma non il Figlio del Padre, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, uguale a Lui. La minaccia toccava il cuore stesso della fede cristiana: Gesù non è solo un uomo esemplare o un saggio religioso, ma Dio stesso. Forse, al di là delle differenze che sussistono tra le nostre confessioni cristiane, non è questo il pericolo più grande? Fare del cristianesimo una religione che insegna solamente l’amore al prossimo e la cura della casa comune, faticando a radicarla nella storia di Gesù che ci mette in comunione con Dio Padre e ci dona lo Spirito Santo? Non rischiamo di perdere l’unica differenza che dovremmo conservare: la differenza cristiana? 

Il tema della celebrazione ecumenica che stiamo vivendo, Luce da Luce per la Luce, si ispira proprio al carattere riferito a Cristo così come affermato dal Credo niceno-costantinopolitano. Gesù Cristo non è solo un’irradiazione di Dio, un raggio della luce di Dio, un’emanazione di Dio, ma è Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Egli stesso, nel Vangelo che abbiamo appena proclamato, dice, a proposito di se stesso: «Ancora per poco la luce è fra voi. Mentre avete la luce, credete nella luce». Ed è alla luce di questa rivelazione che tra poco insieme, al di là delle nostre divergenze e diversità, proclameremo insieme il simbolo della fede, il Credo niceno-costantinopolitano, la carta di identità, il segno di riconoscimento tra i fedeli cristiani.

Vogliamo riaffermare insieme la divinità di Gesù Cristo e chiedere a Lui di diventare “figli della luce” e proseguire nel cammino ecumenico per favorire l’unità dei cristiani. Come? Al di là degli intenti restano sempre difficili o controverse le strade. Mi piace quindi concludere con le parole del grande teologo U.H. Von Bathasar: “Una reale unificazione delle Confessioni può avvenire solo a partire dal nucleo della fede. Se questo nucleo è assicurato da ambo le parti incrollabilmente, allora pure gli strati sovrapposti possono raccogliersi attorno ad esso, e si può tendere all’unificazione anche in questi strati esterni. La via opposta: unificazione su questioni relative e secondarie mettendo fra parentesi la questione primaria, è assolutamente impercorribile”. Il Signore ci aiuti a convergere tutti e sempre su quel nucleo che è il “Figlio innalzato”, che attira tutti a sé.

“Giornata per la Vita”: un’occasione per riflettere

In questi giorni le volontarie del C.A.V. (“Centro Accoglienza Vita”), che opera dalla “Cittadella della carità”, stanno mettendo a punto l’iniziativa ormai consolidata con l’offerta delle “Primule per la vita”, in occasione delle celebrazioni festive di 82 parrocchie in diocesi sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio, in occasione della quarantottesima Giornata per la vita che avrà come tema-slogan “Prima i bambini”. Le offerte renderanno possibile l’attività del C.A.V. per tutto questo anno in corso. Le comunità che desiderano cogliere questa opportunità da condividere possono rivolgersi a Donatella Ansaldi del C.A.V (tel. 339 4154274) per concordare modalità di consegna delle piantine.

Le Volontarie del CAV riflettono sulle difficoltà che si incontrano

La celebrazione della “Giornata per la Vita” è un’occasione per riflettere, interrogarci e condividere. Accogliere e sostenere la Vita è e deve essere un impegno quotidiano, di tutti. Al Centro di Aiuto alla Vita (CAV), ogni giorno, le richieste di aiuto sono sempre più pressanti: il più possibile e… subito. Rispecchiano “la frenesia, la voracità imposta dal consumismo, dall’essere sempre e comunque alla moda”. La pubblicità con il luccichio… che abbaglia ed incanta, stordisce: impone questo e quello, tutto per trovare un posto… per essere a posto….

Tutto “questo” crea necessità ulteriori soprattutto per chi ha figli: a scuola, al parco… devono essere adeguati… E per molte nostre mamme… già “troppe” le differenze: il colore, la lingua, il profumo della pelle… La “diversità” crea ancora troppo disturbo. Ecco che, oltre a concrete e reali difficoltà, se ne creano altre per poter essere “come mi accettano”.

Il CAV, riceve, con molta generosità, “rifornimenti” sia di materiale, di riciclo (vestiti, scarpe, lettini, carrozzine), sia economici. Le offerte ci consentono di acquistare: latte, pannolini, alimentari per bimbi, medicine… Ma, a volte, seppur con un’ampia scelta, nelle nostre mamme sorge una sorta di “preoccupazione” se… non abbiamo il pezzo che va di moda in quei giorni. Ed in noi sale la tristezza per come gira il mondo…

Una buona Vita esclude la manipolazione. Ti rispetto e ti accetto… a prescindere. Una Vita “libera” da… Purtroppo la strada è e sarà ancora lunga e faticosa. Noi da sempre coltiviamo la speranza e la fiducia di diventare “Volontari disoccupati”. Ma dopo decenni ed alla soglia del “pensionamento” è ancora utopia…  Auguriamoci che possa avverarsi con i giovani Volontari. Significherebbe aver raggiunto, concretamente, una Buona Vita, avendo messo “Avanti i bambini”. 

E, prima di salutare, come sempre il nostro immenso e commosso Grazie a tutti coloro che ci sostengono in vario modo. Grazie alle Scuole dell’Infanzia di Mondovì, di Torre Mondovì; alla Società sportiva “Villanova Volley Ball”. Ma anche a tutti i benefattori sconosciuti e che desiderano l’anonimato. Ai bimbi che vengono personalmente a consegnarci i loro giochi, vestiti, squisiti dolcetti, e verificano personalmente “il nostro” lavoro… Grazie, grazie. Buon anno e buona VITA 

Le Volontarie del Centro
di Aiuto alla Vita di Mondovì

Le parole per dirlo: come parlare di migrazioni. Incontri mensili su una realtà attuale. A Mondovì su iniziativa di “Migrantes”

Per iniziativa della Ufficio Migrantes in diocesi, è stato predisposto un percorso importante intitolato “Le parole per dirlo”, sviluppando una presa di coscienza in merito al fenomeno migratorio che interpella tutti.

Gli incontri sono previsti nei locali della parrocchia “Cuore Immacolato di Maria” in via Cuneo a Mondovì.

Si inizia venerdì 23 gennaio, ore 20,45 con l’intervento di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, su “Come parlare di migrazioni”.

Seguirà, venerdì 27 febbraio, ore 20,45, la riflessione di Cristina Molfetta, antropologa (Fondazione Migrantes) su “Diritto d’asilo, speranze recluse”.

Quindi venerdì 27 marzo (ore 20,45) “Tra fragilità e cura”, intervento di Murphy Tomadin, psicologo e psicoterapeuta.

In programma altri appuntamenti ad aprile (“Libertà religiosa in un contesto multi-etnico”), maggio (“Le guerre dimenticate”), giugno (“Promuovere una comunità accogliente”).

È prevista la possibilità di partecipare online. La prenotazione è obbligatoria.

Per info e prenotazioni: migrantes.mondovi@libero.it.

Progetto realizzato con il sostegno della Fondazione Migrantes, con i fondi dell’8xmille Cei

L’unità delle Chiese cristiane: un percorso verso la comunione. Settimana di preghiera ecumenica dal 18 al 25 gennaio

“L’unità delle Chiese cristiane rappresenta una delle sfide più significative e urgenti del nostro tempo. In un mondo sempre più frammentato, dove le divisioni sembrano prevalere, la chiamata all’unità è un invito a superare le differenze e a lavorare insieme per il bene comune. La Lettera agli Efesini, che quest’anno è testo guida per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), afferma: ‘Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati’ (Ef 4, 4). Questo versetto non solo sottolinea l’importanza dell’unità, ma invita anche a riflettere sul significato profondo della comunione tra i credenti”. Così si presenta il messaggio veicolato dall’Ufficio per l’ecumenismo della CEI, con il materiale per accompagnare la preghiera ecumenica, predisposto dal Consiglio delle Chiese cristiane di Trento, in sinergia con i cristiani di Armenia che hanno stilato e condiviso i testi per la preghiera di quest’anno.

“La storia delle Chiese cristiane è segnata da numerose divisioni, molte delle quali hanno radici profonde; spesso queste divisioni sono state alimentate da differenze teologiche, pratiche e culturali. Tuttavia, è importante ricordare che, nonostante queste divisioni, ci sono stati anche numerosi sforzi per promuovere l’unità. Negli ultimi decenni, il movimento ecumenico ha cercato di costruire ponti tra le diverse tradizioni cristiane… Tutti questi sforzi sono essenziali per superare le divisioni storiche e promuovere una vera comunione tra le Chiese”

“Il cammino verso l’unità richiede un impegno attivo e costante. Le Chiese devono promuovere il dialogo e l’ascolto, creando spazi in cui i credenti possano condividere le loro esperienze e le loro fedi. Eventi ecumenici, conferenze e incontri informali possono facilitare questo processo, permettendo ai membri di diverse denominazioni di conoscersi meglio e di costruire relazioni di fiducia. Inoltre, la collaborazione in azioni concrete è fondamentale. Le Chiese possono unirsi in iniziative di servizio alla comunità, come programmi di assistenza ai bisognosi e progetti di giustizia sociale. Queste esperienze comuni possono aiutare a costruire una visione condivisa e a dimostrare che, nonostante le differenze, esiste un obiettivo comune: servire e onorare Dio”.

“Insegnare ai giovani il valore del rispetto, dell’amore e della collaborazione è essenziale per costruire una Chiesa unita nel futuro… Le risorse educative, come libri, articoli e materiale audiovisivo possono essere utilizzate per approfondire la conoscenza delle diverse tradizioni cristiane e delle loro pratiche”.

“Ma soprattutto la testimonianza comune è l’elemento che costituisce un modo potente per dimostrare l’unità delle Chiese cristiane. Quando i credenti lavorano insieme per il bene della società, possono dare un forte esempio di ciò che significa essere uniti in Cristo. Questa testimonianza può influenzare positivamente le comunità locali e promuovere una maggiore apertura e accettazione tra le diverse tradizioni. Basti pensare a quanto significativa può essere la voce cristiana comune rispetto, ad esempio, ai temi della pace, della dignità umana e del diritto alla patria. Far sentire questa voce comune con le convinzioni cristiane che rimangono nel cuore di tutte e tutti noi: questa è davvero una chiamata ecumenica”.

La Lettera agli Efesini ricorda che siamo tutti chiamati a vivere in comunione, e che, attraverso il dialogo, la collaborazione e la testimonianza comune, possiamo costruire una Chiesa unita e forte, in grado di affrontare le sfide del nostro tempo. “Solo così potremo realizzare la visione di Cristo per la sua Chiesa: un corpo unito, che riflette la sua gloria e il suo amore nel mondo”.