2026
Ecumenismo: la riflessione del vescovo Egidio, ripartendo dal Credo di Nicea
Davvero preziose ed interpellanti le parole dell’apostolo Paolo “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (Ef 4/4), su cui si è concentrata la preghiera fraterna in questa Settimana ecumenica conclusa con la celebrazione per l’unità dei cristiani in cattedrale a Piazza, cui hanno partecipato il vescovo mons. Egidio Miragoli, il pastore della Chiesa evangelica di Mondovì Stefano Fontana, p. Marian Costea della parrocchia ortodossa di San Giovanni in Suceava di Mondovì, p. Nicola Puscasu della parrocchia ortodossa rumena di S. Giacomo di Putna di Mondovì/Fossano. Ha coordinato i vari momenti don Egidio Motta della Commissione per l’ecumenismo ed il dialogo interreligioso in diocesi, che ha sottolineato il ruolo della Chiesa Apostolica Armena (tra le comunità cristiane più antiche storicamente), cui è stato affidato il compito di predisporre i sussidi per la Settimana ecumenica, anche raccogliendo la responsabilità della pace siglata di recente con l’Azerbaigian.
“I passi verso l’unità dei credenti da disegnare su un tracciato di valore”
di mons. EGIDIO MIRAGOLI
Abbiamo celebrato i 1700 anni di un importante evento per il cristianesimo: il Concilio ecumenico di Nicea (325). In quell’occasione si affrontò una crisi della fede sorta con la controversia tra il Patriarca di Alessandria e il suo prete Ario. Quest’ultimo sosteneva che Gesù fosse solo una creatura “fuori serie”, un Dio di secondo grado, il primogenito della creazione, ma non il Figlio del Padre, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, uguale a Lui. La minaccia toccava il cuore stesso della fede cristiana: Gesù non è solo un uomo esemplare o un saggio religioso, ma Dio stesso. Forse, al di là delle differenze che sussistono tra le nostre confessioni cristiane, non è questo il pericolo più grande? Fare del cristianesimo una religione che insegna solamente l’amore al prossimo e la cura della casa comune, faticando a radicarla nella storia di Gesù che ci mette in comunione con Dio Padre e ci dona lo Spirito Santo? Non rischiamo di perdere l’unica differenza che dovremmo conservare: la differenza cristiana?
Il tema della celebrazione ecumenica che stiamo vivendo, Luce da Luce per la Luce, si ispira proprio al carattere riferito a Cristo così come affermato dal Credo niceno-costantinopolitano. Gesù Cristo non è solo un’irradiazione di Dio, un raggio della luce di Dio, un’emanazione di Dio, ma è Luce da Luce, Dio vero da Dio vero. Egli stesso, nel Vangelo che abbiamo appena proclamato, dice, a proposito di se stesso: «Ancora per poco la luce è fra voi. Mentre avete la luce, credete nella luce». Ed è alla luce di questa rivelazione che tra poco insieme, al di là delle nostre divergenze e diversità, proclameremo insieme il simbolo della fede, il Credo niceno-costantinopolitano, la carta di identità, il segno di riconoscimento tra i fedeli cristiani.
Vogliamo riaffermare insieme la divinità di Gesù Cristo e chiedere a Lui di diventare “figli della luce” e proseguire nel cammino ecumenico per favorire l’unità dei cristiani. Come? Al di là degli intenti restano sempre difficili o controverse le strade. Mi piace quindi concludere con le parole del grande teologo U.H. Von Bathasar: “Una reale unificazione delle Confessioni può avvenire solo a partire dal nucleo della fede. Se questo nucleo è assicurato da ambo le parti incrollabilmente, allora pure gli strati sovrapposti possono raccogliersi attorno ad esso, e si può tendere all’unificazione anche in questi strati esterni. La via opposta: unificazione su questioni relative e secondarie mettendo fra parentesi la questione primaria, è assolutamente impercorribile”. Il Signore ci aiuti a convergere tutti e sempre su quel nucleo che è il “Figlio innalzato”, che attira tutti a sé.
2026
“Giornata per la Vita”: un’occasione per riflettere
In questi giorni le volontarie del C.A.V. (“Centro Accoglienza Vita”), che opera dalla “Cittadella della carità”, stanno mettendo a punto l’iniziativa ormai consolidata con l’offerta delle “Primule per la vita”, in occasione delle celebrazioni festive di 82 parrocchie in diocesi sabato 31 gennaio e domenica 1° febbraio, in occasione della quarantottesima Giornata per la vita che avrà come tema-slogan “Prima i bambini”. Le offerte renderanno possibile l’attività del C.A.V. per tutto questo anno in corso. Le comunità che desiderano cogliere questa opportunità da condividere possono rivolgersi a Donatella Ansaldi del C.A.V (tel. 339 4154274) per concordare modalità di consegna delle piantine.
Le Volontarie del CAV riflettono sulle difficoltà che si incontrano
La celebrazione della “Giornata per la Vita” è un’occasione per riflettere, interrogarci e condividere. Accogliere e sostenere la Vita è e deve essere un impegno quotidiano, di tutti. Al Centro di Aiuto alla Vita (CAV), ogni giorno, le richieste di aiuto sono sempre più pressanti: il più possibile e… subito. Rispecchiano “la frenesia, la voracità imposta dal consumismo, dall’essere sempre e comunque alla moda”. La pubblicità con il luccichio… che abbaglia ed incanta, stordisce: impone questo e quello, tutto per trovare un posto… per essere a posto….
Tutto “questo” crea necessità ulteriori soprattutto per chi ha figli: a scuola, al parco… devono essere adeguati… E per molte nostre mamme… già “troppe” le differenze: il colore, la lingua, il profumo della pelle… La “diversità” crea ancora troppo disturbo. Ecco che, oltre a concrete e reali difficoltà, se ne creano altre per poter essere “come mi accettano”.
Il CAV, riceve, con molta generosità, “rifornimenti” sia di materiale, di riciclo (vestiti, scarpe, lettini, carrozzine), sia economici. Le offerte ci consentono di acquistare: latte, pannolini, alimentari per bimbi, medicine… Ma, a volte, seppur con un’ampia scelta, nelle nostre mamme sorge una sorta di “preoccupazione” se… non abbiamo il pezzo che va di moda in quei giorni. Ed in noi sale la tristezza per come gira il mondo…
Una buona Vita esclude la manipolazione. Ti rispetto e ti accetto… a prescindere. Una Vita “libera” da… Purtroppo la strada è e sarà ancora lunga e faticosa. Noi da sempre coltiviamo la speranza e la fiducia di diventare “Volontari disoccupati”. Ma dopo decenni ed alla soglia del “pensionamento” è ancora utopia… Auguriamoci che possa avverarsi con i giovani Volontari. Significherebbe aver raggiunto, concretamente, una Buona Vita, avendo messo “Avanti i bambini”.
E, prima di salutare, come sempre il nostro immenso e commosso Grazie a tutti coloro che ci sostengono in vario modo. Grazie alle Scuole dell’Infanzia di Mondovì, di Torre Mondovì; alla Società sportiva “Villanova Volley Ball”. Ma anche a tutti i benefattori sconosciuti e che desiderano l’anonimato. Ai bimbi che vengono personalmente a consegnarci i loro giochi, vestiti, squisiti dolcetti, e verificano personalmente “il nostro” lavoro… Grazie, grazie. Buon anno e buona VITA
Le Volontarie del Centro
di Aiuto alla Vita di Mondovì
2026
Le parole per dirlo: come parlare di migrazioni. Incontri mensili su una realtà attuale. A Mondovì su iniziativa di “Migrantes”
Per iniziativa della Ufficio Migrantes in diocesi, è stato predisposto un percorso importante intitolato “Le parole per dirlo”, sviluppando una presa di coscienza in merito al fenomeno migratorio che interpella tutti.
Gli incontri sono previsti nei locali della parrocchia “Cuore Immacolato di Maria” in via Cuneo a Mondovì.
Si inizia venerdì 23 gennaio, ore 20,45 con l’intervento di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, su “Come parlare di migrazioni”.
Seguirà, venerdì 27 febbraio, ore 20,45, la riflessione di Cristina Molfetta, antropologa (Fondazione Migrantes) su “Diritto d’asilo, speranze recluse”.
Quindi venerdì 27 marzo (ore 20,45) “Tra fragilità e cura”, intervento di Murphy Tomadin, psicologo e psicoterapeuta.
In programma altri appuntamenti ad aprile (“Libertà religiosa in un contesto multi-etnico”), maggio (“Le guerre dimenticate”), giugno (“Promuovere una comunità accogliente”).
È prevista la possibilità di partecipare online. La prenotazione è obbligatoria.
Per info e prenotazioni: migrantes.mondovi@libero.it.
Progetto realizzato con il sostegno della Fondazione Migrantes, con i fondi dell’8xmille Cei
2026
L’unità delle Chiese cristiane: un percorso verso la comunione. Settimana di preghiera ecumenica dal 18 al 25 gennaio
“L’unità delle Chiese cristiane rappresenta una delle sfide più significative e urgenti del nostro tempo. In un mondo sempre più frammentato, dove le divisioni sembrano prevalere, la chiamata all’unità è un invito a superare le differenze e a lavorare insieme per il bene comune. La Lettera agli Efesini, che quest’anno è testo guida per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), afferma: ‘Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati’ (Ef 4, 4). Questo versetto non solo sottolinea l’importanza dell’unità, ma invita anche a riflettere sul significato profondo della comunione tra i credenti”. Così si presenta il messaggio veicolato dall’Ufficio per l’ecumenismo della CEI, con il materiale per accompagnare la preghiera ecumenica, predisposto dal Consiglio delle Chiese cristiane di Trento, in sinergia con i cristiani di Armenia che hanno stilato e condiviso i testi per la preghiera di quest’anno.
“La storia delle Chiese cristiane è segnata da numerose divisioni, molte delle quali hanno radici profonde; spesso queste divisioni sono state alimentate da differenze teologiche, pratiche e culturali. Tuttavia, è importante ricordare che, nonostante queste divisioni, ci sono stati anche numerosi sforzi per promuovere l’unità. Negli ultimi decenni, il movimento ecumenico ha cercato di costruire ponti tra le diverse tradizioni cristiane… Tutti questi sforzi sono essenziali per superare le divisioni storiche e promuovere una vera comunione tra le Chiese”
“Il cammino verso l’unità richiede un impegno attivo e costante. Le Chiese devono promuovere il dialogo e l’ascolto, creando spazi in cui i credenti possano condividere le loro esperienze e le loro fedi. Eventi ecumenici, conferenze e incontri informali possono facilitare questo processo, permettendo ai membri di diverse denominazioni di conoscersi meglio e di costruire relazioni di fiducia. Inoltre, la collaborazione in azioni concrete è fondamentale. Le Chiese possono unirsi in iniziative di servizio alla comunità, come programmi di assistenza ai bisognosi e progetti di giustizia sociale. Queste esperienze comuni possono aiutare a costruire una visione condivisa e a dimostrare che, nonostante le differenze, esiste un obiettivo comune: servire e onorare Dio”.
“Insegnare ai giovani il valore del rispetto, dell’amore e della collaborazione è essenziale per costruire una Chiesa unita nel futuro… Le risorse educative, come libri, articoli e materiale audiovisivo possono essere utilizzate per approfondire la conoscenza delle diverse tradizioni cristiane e delle loro pratiche”.
“Ma soprattutto la testimonianza comune è l’elemento che costituisce un modo potente per dimostrare l’unità delle Chiese cristiane. Quando i credenti lavorano insieme per il bene della società, possono dare un forte esempio di ciò che significa essere uniti in Cristo. Questa testimonianza può influenzare positivamente le comunità locali e promuovere una maggiore apertura e accettazione tra le diverse tradizioni. Basti pensare a quanto significativa può essere la voce cristiana comune rispetto, ad esempio, ai temi della pace, della dignità umana e del diritto alla patria. Far sentire questa voce comune con le convinzioni cristiane che rimangono nel cuore di tutte e tutti noi: questa è davvero una chiamata ecumenica”.
La Lettera agli Efesini ricorda che siamo tutti chiamati a vivere in comunione, e che, attraverso il dialogo, la collaborazione e la testimonianza comune, possiamo costruire una Chiesa unita e forte, in grado di affrontare le sfide del nostro tempo. “Solo così potremo realizzare la visione di Cristo per la sua Chiesa: un corpo unito, che riflette la sua gloria e il suo amore nel mondo”.
2026
Verso l’alto: conosciamo San Pier Giorgio Frassati
La mostra sulla storia del Santo Pier Giorgio Frassati torna in diocesi dopo aver girato tutta l’estate per varie regioni d’Italia e dopo l’esposizione presso la parrocchia di Villanova e di Cengio. Molti gli appuntamenti nelle prossime settimane che ci permetteranno di conoscere meglio la storia del Pier Giorgio Frassati, proclamato Santo lo scorso 7 settembre da papa Leone XIV. Ma che cosa può dire oggi Frassati alla nostra vita? La domanda da coltivare per far tesoro di una testimonianza formidabile di un giovane che, dopo cent’anni, interpella anche le nuove generazioni di oggi, per la sua fede limpida e vigorosa, a tutto campo. Si profilano tre occasioni in città nel prossimo fine settimana, da cogliere con attenzione. Si tratta di interventi di sicura portata. L’evento è promosso dall’Azione Cattolica diocesana. Sarà anche esposta una reliquia (parte di una felpa) del Santo Piergiorgio Frassati
MOSTRA AL “CUORE IMMACOLATO DI MARIA” DAL 16 AL 18 GENNAIO. INTERVENTO DI LUCA ROLANDI
Venerdì 16 gennaio: dalle 20,30 incontro nel salone parrocchiale con Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2 di Torino, giornalista, ricercatore di storia religiosa e socio Meic di Torino, presenterà la figura del Santo Frassati raccontando il suo grande impegno per il bene comune, il servizio in politica come militante convinto e operoso negli anni caldi del primo dopoguerra e l’attenzione ai poveri.
Sabato 17 gennaio: dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18 la mostra sarà visitabile presso la chiesa del “Cuore Immacolato di Maria” – Via Cuneo a Mondovì (ingresso gratuito)
DUOMO A PIAZZA: DAL 19 GENNAIO AL 1° FEBBRAIO. INTERVENTO DI ROBERTO FALCIOLA
Venerdì 23 gennaio alle 20,45 presso i locali dell’oratorio del Duomo (Mondovì Piazza) ci sarà l’incontro con Roberto Falciola, redattore editoriale e scrittore, presidente dell’Azione Cattolica di Torino e vicepostulatore della causa di canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati. Falciola presenterà la biografia, la personalità, il contesto sociale e familiare di Pier Giorgio con anche una attenzione al processo di causa di canonizzazione del beato.
PARROCCHIALE A CARASSONE VENERDÌ 30 GENNAIO. INTERVENTI DI JEAN PIERRE RAVOTTI E ANDREA ROSSO
Venerdì 30 gennaio alle 20,45 presso la parrocchia “Santi Giovanni ed Evasio” a Carassone ci sarà l’incontro con mons. Jean Pierre Ravotti e don Andrea Rosso che presenteranno la biografia di Pier Giorgio Frassati con il focus della realtà sociale e familiare in cui Pier Giorgio è nato e cresciuto. Questo incontro sarà un’introduzione in vista del pellegrinaggio che verrà fatto a Oropa e Pollone, luoghi in cui ha vissuto ed è fiorito nelle sue virtù.
La mostra sarà visitabile tutti i giorni presso la chiesa “Santi Giovanni ed Evasio” di Carassone dalle 9 alle 18 e la domenica dalle 9 alle 20. Il martedì e il venerdì dalle 17 alle 18,30 ci sarà la possibilità di visitare la mostra con la guida di alcuni volontari.
* Qualora alcune realtà fossero interessate a richiedere l’utilizzo della mostra da esporre nelle proprie strutture, è possibile farlo scrivendo una mail di richiesta a acmondovi@gmail.com o contattando telefonicamente Matteo Benedetto al 3343788643.
2026
Leone XIV chiude il Giubileo: “Si affermi l’artigianato della pace”
I conflitti e la pace. “Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle”. Il Papa ha concluso l’omelia della messa per l’Epifania, nella basilica di San Pietro, subito dopo il rito di chiusura della Porta Santa, con questo messaggio liberante. “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”, ha ricordato sulla scorta di questa “misteriosa espressione” di Gesù, riportata nel Vangelo di Matteo. “Non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”, ha commentato riferendosi al tragico scenario attuale: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”. “Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci
Il bilancio del Giubileo. La ricerca dei nostri contemporanei è “molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere”, e “ci interroga con particolare serietà”, il bilancio del Giubileo della speranza, in cui milioni di persone hanno varcato la Porta Santa. “Sì, i Magi esistono ancora”, ha assicurato il Papa: “Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”. “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino”, l’immagine scelta: “Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita”.
“Luoghi santi come le cattedrali, le basiliche, i santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”, l’appello. “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”, le domande esigenti di Leone XIV per un esame di coscienza collettivo. La gioia del Vangelo invece “libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”. “Il Giubileo e venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuole essere il Dio-con-noi”.
Un Dio che non si compra. “Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”, ha denunciato inoltre il Papa: “il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”. “Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore?”, la proposta per un altro esame di coscienza: “Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.
2026
La Sindone come non si era mai vista: un viaggio digitale aperto al mondo
La Sindone come non si era mai vista. Papa Leone XIV è stato il primo a entrare nell’esperienza di lettura digitale creata da «Avvolti», che gli è stata presentata dal Custode pontificio del Telo, il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, durante l’udienza concessa nel Palazzo Apostolico.
La lettura digitale dell’immagine sindonica è una novità assoluta: sarà infatti possibile via Internet collegarsi al programma dal sito www.avvolti.org come dal sito ufficiale www.sindone.org con qualunque dispositivo: smartphone, tablet, pc, con accesso dal mondo intero.
Grazie al programma è possibile «percorrere» sul proprio schermo l’immagine sindonica, ingrandendo i particolari più significativi (volto, corona di spine…). Ogni ingrandimento è accompagnato da spiegazioni e collegamenti con i brani dei Vangeli che descrivono la passione di Gesù.
La lettura digitale è destinata ad avvicinare il grande pubblico, in tutto il mondo, all’immagine della Sindone e ai suoi significati. Pur nel rigore scientifico di testi e immagini si è cercato di realizzare un prodotto accessibile a tutti, più che un’iniziativa destinata agli specialisti.
L’esperienza digitale «globale», accessibile attraverso Internet in ogni parte del mondo, fa parte di «Avvolti», l’iniziativa che la diocesi di Torino ha realizzato per il Giubileo 2025. Nella scorsa primavera una Tenda di «Avvolti» era stata installata in piazza Castello a Torino. Nella Tenda venne presentata, fra le altre proposte, l’esperienza della lettura digitale che riproduceva l’immagine della Sindone in scala 1:1, su un tavolo appositamente realizzato, lungo 5 metri. La Tenda venne visitata da oltre 30 mila persone di 79 Paesi, negli 8 giorni di apertura (dal 28 aprile al 5 maggio).
Ora il programma presentato sul «Tavolo», opportunamente adattato, è disponibile per tutti in rete. Immagini e testi dell’esperienza si trovano sul sito www.avvolti.org e sui social (Facebook e Instagram).
Il cardinale Repole ha ricordato che la pubblicazione dell’esperienza digitale globale rientra nel programma di «pastorale sindonica» che la diocesi di Torino ha avviato nel 2024 e di cui «Avvolti» ha costituito il fulcro per l’anno giubilare 2025. Altre iniziative saranno programmate ed elaborate nei prossimi mesi, in modo da realizzare un percorso di accompagnamento verso il Giubileo del 2033.
2025
In Cattedrale a Mondovì per la chiusura dell’Anno santo
Come è noto, il vescovo ha invitato tutte le comunità cristiane della diocesi all’appuntamento importante di domenica 28 dicembre, alle 15,30, in Cattedrale a Piazza, per la celebrazione di chiusura dell’Anno santo, in sintonia con tutte le Chiese nel mondo, come da indicazioni date a suo tempo da Papa Francesco e poi confermate da Papa Leone XIV per questa scadenza.
Nel pomeriggio di domenica sono state sospese tutte le celebrazioni eucaristiche nelle parrocchie, per avere la possibilità – da parte anche di sacerdoti – di partecipare alla Liturgia solenne in Cattedrale appunto.
L’invito del vescovo alla diocesi è anche indirizzato a chi desideri ancora fruire dell’occasione, per l’indulgenza giubilare in questa ultima occasione, nel farsi tutti “pellegrini di speranza” in questi tempi complicati. “Riacquisteremo la forza interiore e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, col cuore pieno di speranza”, l’invito del vescovo.
2025
«Diventare uomini nuovi, interpellati dall’evento di Betlemme»
Gli auguri di mons. Egidio Miragoli che si rivolge alla comunità diocesana
Quest’anno, per rivolgervi l’augurio natalizio, vorrei muovere da alcune parole di San Paolo, perché ci sono tanti modi per esprimere il significato del Natale, ma quella di un passo della Lettera a Tito, che ascolteremo nella Messa, mi pare particolarmente preziosa.
Scrive l’apostolo: “Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà”.
Il verbo centrale, naturalmente, è “insegnare”: il Natale come l’avvenimento in cui Dio, che viene a noi nel suo Figlio, ci “insegna” qualcosa, che poi più compiutamente di venterà Vangelo, “buona notizia”. E questo “qualcosa” è un programma di vita, qui arti colato in negativo sul rifiuto di empietà e desideri mondani, in positivo sulla ricerca di sobrietà, giustizia e pietà.
Ne traggo la sintesi e l’augurio che credo imprescindibili: il Natale sia per tutti noi il momento in cui rifiutiamo le lusinghe materiali e ingannevoli della cultura in cui siamo immersi e che rischia di oberarci (consumismo, edonismo, ricerca esasperata dell’affermazione di sé a scapito degli altri) e riscopriamo la bellezza del messaggio evangelico che addita ciò che è giusto e buono, nella sobrietà e nel rispetto dell’altro. Sarebbe un cambio di paradigma, un salutare prendere le distanze dall’invadenza del presente per riscoprire un autentico umanesimo cristiano. Non la mortificazione o la cancellazione di ciò che è umano, ma il suo compimento pieno facendoci umili discepoli del “Bambino di Betlemme”, il Maestro che è “via, verità e vita”.
Nel mistero del Figlio di Dio che si fa carne, dunque, trova vera luce anche il mi stero dell’uomo, della nostra vita. Come dice un frammento del Concilio Vaticano II, “chiunque segue Cristo uomo perfetto, diventa lui pure più uomo” (Gaudium et Spes 41). Ricordiamolo in questi giorni, e le feste natalizie, che auguro a tutti di vivere nella gioia degli affetti più cari e nella pace, ritroveranno il loro senso più pieno e autentico.
Auguri di cuore. Buon Natale.
E il Signore colmi di ogni bene la vostra vita nel nuovo anno.
+Egidio Miragoli
Mondovì, santo Natale 2025
2025
Da Natale all’Epifania: le celebrazioni presiedute dal vescovo Egidio
Sono i giorni attesi, importanti e cristianamente preziosi del Natale del Signore. Come credenti siamo chiamati a vivere questi momenti, attingendo alle risorse della Liturgia, con la Parola di Dio, la preghiera e l’Eucaristia. Sostando al presepe, condividendo la gioia di contare su un Salvatore che ci accoglie e ci attende, per dare consolazione e speranza. Possiamo già far tesoro sul messaggio del nostro vescovo Egidio per questo Natale del Signore, con il suo invito pressante a farci “uomini nuovi” alla luce del mistero dell’Emmanuele, il Dio con noi.
Ecco il calendario delle celebrazioni presiedute dallo stesso vescovo in questi giorni da Natale all’Epifania.
