Le parole per dirlo: come parlare di migrazioni. Incontri mensili su una realtà attuale. A Mondovì su iniziativa di “Migrantes”

Per iniziativa della Fondazione Migrantes in diocesi, è stato predisposto un percorso importante intitolato “Le parole per dirlo”, sviluppando una presa di coscienza in merito al fenomeno migratorio che interpella tutti.

Gli incontri sono previsti nei locali della parrocchia “Cuore Immacolato di Maria” in via Cuneo a Mondovì.

Si inizia venerdì 23 gennaio, ore 20,45 con l’intervento di mons. Pierpaolo Felicolo, direttore generale della Fondazione Migrantes, su “Come parlare di migrazioni”.

Seguirà, venerdì 27 febbraio, ore 20,45, la riflessione di Cristina Molfetta, antropologa (Fondazione Migrantes) su “Diritto d’asilo, speranze recluse”.

Quindi venerdì 27 marzo (ore 20,45) “Tra fragilità e cura”, intervento di Murphy Tomadin, psicologo e psicoterapeuta.

In programma altri appuntamenti ad aprile (“Libertà religiosa in un contesto multi-etnico”), maggio (“Le guerre dimenticate”), giugno (“Promuovere una comunità accogliente”).

È prevista la possibilità di partecipare online. La prenotazione è obbligatoria.

Per info e prenotazioni: migrantes.mondovi@libero.it.

Progetto realizzato con i fondi dell’8xmille Cei.

L’unità delle Chiese cristiane: un percorso verso la comunione. Settimana di preghiera ecumenica dal 18 al 25 gennaio

“L’unità delle Chiese cristiane rappresenta una delle sfide più significative e urgenti del nostro tempo. In un mondo sempre più frammentato, dove le divisioni sembrano prevalere, la chiamata all’unità è un invito a superare le differenze e a lavorare insieme per il bene comune. La Lettera agli Efesini, che quest’anno è testo guida per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio), afferma: ‘Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati’ (Ef 4, 4). Questo versetto non solo sottolinea l’importanza dell’unità, ma invita anche a riflettere sul significato profondo della comunione tra i credenti”. Così si presenta il messaggio veicolato dall’Ufficio per l’ecumenismo della CEI, con il materiale per accompagnare la preghiera ecumenica, predisposto dal Consiglio delle Chiese cristiane di Trento, in sinergia con i cristiani di Armenia che hanno stilato e condiviso i testi per la preghiera di quest’anno.

“La storia delle Chiese cristiane è segnata da numerose divisioni, molte delle quali hanno radici profonde; spesso queste divisioni sono state alimentate da differenze teologiche, pratiche e culturali. Tuttavia, è importante ricordare che, nonostante queste divisioni, ci sono stati anche numerosi sforzi per promuovere l’unità. Negli ultimi decenni, il movimento ecumenico ha cercato di costruire ponti tra le diverse tradizioni cristiane… Tutti questi sforzi sono essenziali per superare le divisioni storiche e promuovere una vera comunione tra le Chiese”

“Il cammino verso l’unità richiede un impegno attivo e costante. Le Chiese devono promuovere il dialogo e l’ascolto, creando spazi in cui i credenti possano condividere le loro esperienze e le loro fedi. Eventi ecumenici, conferenze e incontri informali possono facilitare questo processo, permettendo ai membri di diverse denominazioni di conoscersi meglio e di costruire relazioni di fiducia. Inoltre, la collaborazione in azioni concrete è fondamentale. Le Chiese possono unirsi in iniziative di servizio alla comunità, come programmi di assistenza ai bisognosi e progetti di giustizia sociale. Queste esperienze comuni possono aiutare a costruire una visione condivisa e a dimostrare che, nonostante le differenze, esiste un obiettivo comune: servire e onorare Dio”.

“Insegnare ai giovani il valore del rispetto, dell’amore e della collaborazione è essenziale per costruire una Chiesa unita nel futuro… Le risorse educative, come libri, articoli e materiale audiovisivo possono essere utilizzate per approfondire la conoscenza delle diverse tradizioni cristiane e delle loro pratiche”.

“Ma soprattutto la testimonianza comune è l’elemento che costituisce un modo potente per dimostrare l’unità delle Chiese cristiane. Quando i credenti lavorano insieme per il bene della società, possono dare un forte esempio di ciò che significa essere uniti in Cristo. Questa testimonianza può influenzare positivamente le comunità locali e promuovere una maggiore apertura e accettazione tra le diverse tradizioni. Basti pensare a quanto significativa può essere la voce cristiana comune rispetto, ad esempio, ai temi della pace, della dignità umana e del diritto alla patria. Far sentire questa voce comune con le convinzioni cristiane che rimangono nel cuore di tutte e tutti noi: questa è davvero una chiamata ecumenica”.

La Lettera agli Efesini ricorda che siamo tutti chiamati a vivere in comunione, e che, attraverso il dialogo, la collaborazione e la testimonianza comune, possiamo costruire una Chiesa unita e forte, in grado di affrontare le sfide del nostro tempo. “Solo così potremo realizzare la visione di Cristo per la sua Chiesa: un corpo unito, che riflette la sua gloria e il suo amore nel mondo”.

Verso l’alto: conosciamo San Pier Giorgio Frassati

La mostra sulla storia del Santo Pier Giorgio Frassati torna in diocesi dopo aver girato tutta l’estate per varie regioni d’Italia e dopo l’esposizione presso la parrocchia di Villanova e di Cengio. Molti gli appuntamenti nelle prossime settimane che ci permetteranno di conoscere meglio la storia del Pier Giorgio Frassati, proclamato Santo lo scorso 7 settembre da papa Leone XIV. Ma che cosa può dire oggi Frassati alla nostra vita? La domanda da coltivare per far tesoro di una testimonianza formidabile di un giovane che, dopo cent’anni, interpella anche le nuove generazioni di oggi, per la sua fede limpida e vigorosa, a tutto campo. Si profilano tre occasioni in città nel prossimo fine settimana, da cogliere con attenzione. Si tratta di interventi di sicura portata. L’evento è promosso dall’Azione Cattolica diocesana. Sarà anche esposta una reliquia (parte di una felpa) del Santo Piergiorgio Frassati

MOSTRA AL “CUORE IMMACOLATO DI MARIA” DAL 16 AL 18 GENNAIO. INTERVENTO DI LUCA ROLANDI

Venerdì 16 gennaio: dalle 20,30 incontro nel salone parrocchiale con Luca Rolandi, presidente della Circoscrizione 2 di Torino, giornalista, ricercatore di storia religiosa e socio Meic di Torino, presenterà la figura del Santo Frassati raccontando il suo grande impegno per il bene comune, il servizio in politica come militante convinto e operoso negli anni caldi del primo dopoguerra e l’attenzione ai poveri.

Sabato 17 gennaio: dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18 la mostra sarà visitabile presso la chiesa del “Cuore Immacolato di Maria” – Via Cuneo a Mondovì (ingresso gratuito)

DUOMO A PIAZZA: DAL 19 GENNAIO AL 1° FEBBRAIO. INTERVENTO DI ROBERTO FALCIOLA

Venerdì 23 gennaio alle 20,45 presso i locali dell’oratorio del Duomo (Mondovì Piazza) ci sarà l’incontro con Roberto Falciola, redattore editoriale e scrittore, presidente dell’Azione Cattolica di Torino e vicepostulatore della causa di canonizzazione del beato Pier Giorgio Frassati. Falciola presenterà la biografia, la personalità, il contesto sociale e familiare di Pier Giorgio con anche una attenzione al processo di causa di canonizzazione del beato.

PARROCCHIALE A CARASSONE VENERDÌ 30 GENNAIO. INTERVENTI DI JEAN PIERRE RAVOTTI E ANDREA ROSSO

Venerdì 30 gennaio alle 20,45 presso la parrocchia “Santi Giovanni ed Evasio” a Carassone ci sarà l’incontro con mons. Jean Pierre Ravotti e don Andrea Rosso che presenteranno la biografia di Pier Giorgio Frassati con il focus della realtà sociale e familiare in cui Pier Giorgio è nato e cresciuto. Questo incontro sarà un’introduzione in vista del pellegrinaggio che verrà fatto a Oropa e Pollone, luoghi in cui ha vissuto ed è fiorito nelle sue virtù.

La mostra sarà visitabile tutti i giorni presso la chiesa “Santi Giovanni ed Evasio” di Carassone dalle 9 alle 18 e la domenica dalle 9 alle 20. Il martedì e il venerdì dalle 17 alle 18,30 ci sarà la possibilità di visitare la mostra con la guida di alcuni volontari.

* Qualora alcune realtà fossero interessate a richiedere l’utilizzo della mostra da esporre nelle proprie strutture, è possibile farlo scrivendo una mail di richiesta a acmondovi@gmail.com o contattando telefonicamente Matteo Benedetto al 3343788643.

Leone XIV chiude il Giubileo: “Si affermi l’artigianato della pace”

I conflitti e la pace. “Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle”. Il Papa ha concluso l’omelia della messa per l’Epifania, nella basilica di San Pietro, subito dopo il rito di chiusura della Porta Santa, con questo messaggio liberante. “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”, ha ricordato sulla scorta di questa “misteriosa espressione” di Gesù, riportata nel Vangelo di Matteo. “Non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”, ha commentato riferendosi al tragico scenario attuale: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”. “Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci

Il bilancio del Giubileo. La ricerca dei nostri contemporanei è “molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere”, e “ci interroga con particolare serietà”, il bilancio del Giubileo della speranza, in cui milioni di persone hanno varcato la Porta Santa. “Sì, i Magi esistono ancora”, ha assicurato il Papa: “Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”. “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino”, l’immagine scelta: “Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita”.

“Luoghi santi come le cattedrali, le basiliche, i santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”, l’appello. “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”, le domande esigenti di Leone XIV per un esame di coscienza collettivo. La gioia del Vangelo invece “libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”. “Il Giubileo e venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuole essere il Dio-con-noi”.

Un Dio che non si compra. “Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”, ha denunciato inoltre il Papa: “il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”. “Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore?”, la proposta per un altro esame di coscienza: “Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.

La Sindone come non si era mai vista: un viaggio digitale aperto al mondo

La Sindone come non si era mai vista. Papa Leone XIV è stato il primo a entrare nell’esperienza di lettura digitale creata da «Avvolti», che gli è stata presentata dal Custode pontificio del Telo, il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, durante l’udienza concessa nel Palazzo Apostolico.

La lettura digitale dell’immagine sindonica è una novità assoluta: sarà infatti possibile via Internet collegarsi al programma dal sito www.avvolti.org come dal sito ufficiale www.sindone.org con qualunque dispositivo: smartphone, tablet, pc, con accesso dal mondo intero.

Grazie al programma è possibile «percorrere» sul proprio schermo l’immagine sindonica, ingrandendo i particolari più significativi (volto, corona di spine…). Ogni ingrandimento è accompagnato da spiegazioni e collegamenti con i brani dei Vangeli che descrivono la passione di Gesù.

La lettura digitale è destinata ad avvicinare il grande pubblico, in tutto il mondo, all’immagine della Sindone e ai suoi significati. Pur nel rigore scientifico di testi e immagini si è cercato di realizzare un prodotto accessibile a tutti, più che un’iniziativa destinata agli specialisti.

L’esperienza digitale «globale», accessibile attraverso Internet in ogni parte del mondo, fa parte di «Avvolti», l’iniziativa che la diocesi di Torino ha realizzato per il Giubileo 2025. Nella scorsa primavera una Tenda di «Avvolti» era stata installata in piazza Castello a Torino. Nella Tenda venne presentata, fra le altre proposte, l’esperienza della lettura digitale che riproduceva l’immagine della Sindone in scala 1:1, su un tavolo appositamente realizzato, lungo 5 metri. La Tenda venne visitata da oltre 30 mila persone di 79 Paesi, negli 8 giorni di apertura (dal 28 aprile al 5 maggio).

Ora il programma presentato sul «Tavolo», opportunamente adattato, è disponibile per tutti in rete. Immagini e testi dell’esperienza si trovano sul sito www.avvolti.org e sui social (Facebook e Instagram).

Il cardinale Repole ha ricordato che la pubblicazione dell’esperienza digitale globale rientra nel programma di «pastorale sindonica» che la diocesi di Torino ha avviato nel 2024 e di cui «Avvolti» ha costituito il fulcro per l’anno giubilare 2025. Altre iniziative saranno programmate ed elaborate nei prossimi mesi, in modo da realizzare un percorso di accompagnamento verso il Giubileo del 2033.

In Cattedrale a Mondovì per la chiusura dell’Anno santo

Come è noto, il vescovo ha invitato tutte le comunità cristiane della diocesi all’appuntamento importante di domenica 28 dicembre, alle 15,30, in Cattedrale a Piazza, per la celebrazione di chiusura dell’Anno santo, in sintonia con tutte le Chiese nel mondo, come da indicazioni date a suo tempo da Papa Francesco e poi confermate da Papa Leone XIV per questa scadenza.

Nel pomeriggio di domenica sono state sospese tutte le celebrazioni eucaristiche nelle parrocchie, per avere la possibilità – da parte anche di sacerdoti – di partecipare alla Liturgia solenne in Cattedrale appunto.

L’invito del vescovo alla diocesi è anche indirizzato a chi desideri ancora fruire dell’occasione, per l’indulgenza giubilare in questa ultima occasione, nel farsi tutti “pellegrini di speranza” in questi tempi complicati. “Riacquisteremo la forza interiore e la certezza di guardare al futuro con animo aperto, col cuore pieno di speranza”, l’invito del vescovo.

«Diventare uomini nuovi, interpellati dall’evento di Betlemme»

Gli auguri di mons. Egidio Miragoli che si rivolge alla comunità diocesana

Quest’anno, per rivolgervi l’augurio natalizio, vorrei muovere da alcune parole di San Paolo, perché ci sono tanti modi per esprimere il significato del Natale, ma quella di un passo della Lettera a Tito, che ascolteremo nella Messa, mi pare particolarmente preziosa.

Scrive l’apostolo: “Figlio mio, è apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà”.

Il verbo centrale, naturalmente, è “insegnare”: il Natale come l’avvenimento in cui Dio, che viene a noi nel suo Figlio, ci “insegna” qualcosa, che poi più compiutamente di­ venterà Vangelo, “buona notizia”. E questo “qualcosa” è un programma di vita, qui arti­ colato in negativo sul rifiuto di empietà e desideri mondani, in positivo sulla ricerca di sobrietà, giustizia e pietà.

Ne traggo la sintesi e l’augurio che credo imprescindibili: il Natale sia per tutti noi il momento in cui rifiutiamo le lusinghe materiali e ingannevoli della cultura in cui siamo immersi e che rischia di oberarci (consumismo, edonismo, ricerca esasperata dell’affermazione di sé a scapito degli altri) e riscopriamo la bellezza del messaggio evangelico che addita ciò che è giusto e buono, nella sobrietà e nel rispetto dell’altro. Sarebbe un cambio di paradigma, un salutare prendere le distanze dall’invadenza del presente per riscoprire un autentico umanesimo cristiano. Non la mortificazione o la cancellazione di ciò che è umano, ma il suo compimento pieno facendoci umili discepoli del “Bambino di Betlemme”, il Maestro che è “via, verità e vita”.

Nel mistero del Figlio di Dio che si fa carne, dunque, trova vera luce anche il mi­ stero dell’uomo, della nostra vita. Come dice un frammento del Concilio Vaticano II, “chiunque segue Cristo uomo perfetto, diventa lui pure più uomo” (Gaudium et Spes 41). Ricordiamolo in questi giorni, e le feste natalizie, che auguro a tutti di vivere nella gioia degli affetti più cari e nella pace, ritroveranno il loro senso più pieno e autentico.

Auguri di cuore. Buon Natale.

E il Signore colmi di ogni bene la vostra vita nel nuovo anno.

+Egidio Miragoli
Mondovì, santo Natale 2025

Da Natale all’Epifania: le celebrazioni presiedute dal vescovo Egidio

Sono i giorni attesi, importanti e cristianamente preziosi del Natale del Signore. Come credenti siamo chiamati a vivere questi momenti, attingendo alle risorse della Liturgia, con la Parola di Dio, la preghiera e l’Eucaristia. Sostando al presepe, condividendo la gioia di contare su un Salvatore che ci accoglie e ci attende, per dare consolazione e speranza. Possiamo già far tesoro sul messaggio del nostro vescovo Egidio per questo Natale del Signore, con il suo invito pressante a farci “uomini nuovi” alla luce del mistero dell’Emmanuele, il Dio con noi.

Ecco il calendario delle celebrazioni presiedute dallo stesso vescovo in questi giorni da Natale all’Epifania.

Il vescovo dà resoconto del Pellegrinaggio in Terra santa

Il vicario generale don Flavio Begliatti invita i sacerdoti a dare comunicazione alle comunità che, nella serata di venerdì 12 dicembre alle ore 20,30, nell’aula “Bona” di Casa Regina al Santuario, il vescovo darà un resoconto del suo recente pellegrinaggio in Terra santa e offrirà una testimonianza sulla situazione dei luoghi visitati. L’invito a partecipare è rivolto a tutti.

Un giorno ricco di grazia. Nel pomeriggio dell’Immacolata, in una cattedrale gremita, l’ordinazione diaconale di Nicolò Bellino

Un lungo scrosciante applauso, in un duomo gremito all’inverosimile, il pomeriggio-sera di lunedì 8 dicembre, per la solenne e partecipata celebrazione in cui Nicolò Bellino, 26 anni, villanovese, ha ricevuto l’ordinazione diaconale per l’imposizione delle mani da parte del vescovo mons. Egidio Miragoli. La liturgia ricca di segni, di messaggi, di convinto coinvolgimento ha potuto contare sull’animazione della Cappella Musicale “San Pio V” della Cattedrale di San Donato. Numerosi i sacerdoti ed i diaconi, ad accompagnare Nicolò in questo passo importante. Per lui l’impegno espresso dalle parole del rituale, pronunciate dal vescovo come un augurio anche esigente: “Ricevi il vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Ed in chiusura di celebrazione l’appello del vescovo per una ulteriore preghiera a Maria nel giorno solenne dell’Immacolata Concezione, invocando il dono di vocazioni sufficienti alla vita delle nostre comunità. Nicolò Bellino ora è impegnato pastoralmente a Dogliani e Farigliano, prima era stata lungo presente al Ferrone. E’ anche impegnato nel movimento dei ministranti in diocesi. A lui gli auguri più sinceri di un buon cammino.

«Timore e gioia grande»

 I sentimenti che provo in questo momento sono di gratitudine e anche un po’ di trepidazione, che mi sembra di poter riassumere con l’espressione “timore e gioia grande”, come per le donne che tornano ad annunciare la risurrezione agli Apostoli, sapendo di aver ricevuto un grande dono e di avere una grande responsabilità (cfr. Mt 28, 8).

La notizia di questa celebrazione arriva alla fine del percorso di seminario che per me è cominciato nel 2018 subito dopo la maturità all’Alberghiero di Mondovì, e che ho concluso (almeno nella sua parte accademica) a marzo di quest’anno. Sono stati anni intensi nei quali ho potuto prepararmi per il grande compito del ministero ordinato, ma forse ancora di più ho avuto la possibilità di consolidare, comprendere a fondo e approfondire la relazione con il Signore Gesù che già si era reso presente nei tanti volti e situazioni vissute nella mia crescita e nella comunità parrocchiale di Villanova dove ho avuto la fortuna di crescere. Lì infatti (In particolare nelle parrocchie di S. Caterina e S. Lorenzo) ho incontrato molte persone che hanno saputo testimoniare, con bellezza, la possibilità e la libertà di dedicare la vita al servizio di Dio e dei fratelli nella Chiesa.

Penso al mio parroco don Franco, a don Antoniodon Mario, alle Suore della Passione di Gesù e a tanti che, anche in silenzio e nel nascondimento, erano presenze luminose ed esempi di fede semplice e sincera. Così ho maturato l’idea di entrare in seminario e rendermi disponibile a diventare diacono, compiendo una scelta definitiva che può apparire controcorrente al giorno d’oggi dove tutto sembra invitare ad essere individualisti e scegliere solo il proprio benessere. In questo senso è bello sottolineare che diventare diacono non è solo il traguardo personale di un seminarista, ma è il dono grande che la Chiesa concede ad alcuni e che sono disponibili e che intendono conformare la loro vita a quella del Signore Gesù, cioè mettendosi a servizio dei fratelli trovando la forza nella relazione con il Padre.

Può sorgere spontanea una domanda, che in queste settimane mi è stata rivolta molte volte: “E poi, potrai fare?”. Domanda lecita perché sappiamo abbastanza bene che cosa fa un prete, ma forse non conosciamo molti diaconi. Il diacono è in primo luogo un annunciatore, chiamato ad occuparsi della proclamazione della Parola del Signore, della catechesi e della predicazione. Ma ancora di più, originariamente (guardiamo agli Atti degli Apostoli) il compito del diacono è la carità. Non però fine a sé stessa, ma la carità di Cristo, che nasce e si nutre dall’Eucaristia: è in quest’ultima che la Chiesa si costituisce e trova la forza della sua carità, cioè dell’amore con cui agisce e che è chiamata a diffondere.

In ultimo, l’ordinazione diaconale già inserisce nell’ordine sacro, del quale è il primo grado. Questo significa che il diacono è a tutti gli effetti ministro ordinato e, come tale, ha il compito di collaborare con i preti ed in stretta dipendenza dal vescovo.

Concludo affidandomi alle tue preghiere perché entrando nel ministero e accogliendo questo grande dono con “timore e gioia grande”, possa mettere in pratica ciò che il vescovo chiederà al Signore nella preghiera: “Sia pieno di ogni virtù: sincero nella carità, premuroso verso i poveri e i deboli, umile e puro nel suo servizio, retto e puro di cuore, vigilante e fedele nello spirito. L’esempio della sua vita, generosa e casta, sia un richiamo costante al vangelo e susciti imitatori nel tuo popolo santo. Sostenuto dalla coscienza del bene compiuto, forte e perseverante nella fede, sia immagine del tuo Figlio, che non venne per essere servito ma per servire, e giunga con lui alla gloria del tuo Regno”. Così spero di poter esercitare il ministero che mi è affidato e così confido nella tua perseverante preghiera per me e per la nostra diocesi.