2026
l’ultima tappa della visita pastorale tocca la Zona di Mondovì
Per la Zona di Mondovì città e dintorni, la visita pastorale del vescovo mons. Egidio Miragoli è al suo momento iniziale, con la celebrazione di avvio in cattedrale a Piazza, con la messa venerdì alle 20,30, raccogliendo l’invito del vescovo a mettersi in ascolto, nel pregarci su, nel coltivare l’incontro, nel sostare nel dialogo, nel cogliere l’impegno e la fatica delle comunità… per camminare da credenti in questi tempi ed in queste stagioni che interpellano. Quindi i calendari della visita rappresentano altrettanti momenti disseminati nelle Unità pastorali, in cui le realtà ecclesiali condividono con il Pastore gli itinerari, le sfide, i passi compiuti e da compiere, assumendo lo sguardo da figli di Dio dentro le situazioni da affrontare.

IL PROGRAMMA
Il via ufficiale è in programma venerdì 9 ottobre in Cattedrale (ore 20,30) con la messa di apertura. La visita pastorale partirà il giorno dopo nella comunità del Sacro Cuore all’Altipiano (10-11 ottobre) per poi proseguire nel fine-settimana successivo (da domenica 18 ottobre) nelle parrocchie di Santa Maria Maggiore al Ferrone e Santa Croce al Merlo. Al Sacro Cuore, nella parrocchia guidata da don Beppe Viglione, sabato 10 ottobre si partirà alle 17,30 con l’ncontro con i ragazzi e animatori dell’Oratorio e alle 18,30 la messa di apertura della visita.
Domenica 11 ottobre celebrazioni alle 10,30 e alle 18 e alle 19,30 l’ncontro con i giovanissimi e gli animatori.
Martedì 13 ottobre alle 10 è in programma la messa alla Casa di riposo “Sacra Famiglia” con saluto ai dirigenti e nel pomeriggio la visita agli ammalati nelle loro case.
Mercoledì 14 ottobre alle 9,30 incontro con il Gruppo vedove “Speranza e Vita” e alle 20,45 appuntamento con i genitori per l’avvio dell’anno catechistico.
Venerdì 16 ottobre ancora visite agli ammalati e alle 20,30 il vicario ncontrerà i Consigli parrocchiali.
Nelle parrocchie del Ferrone e del Merlo la visita inizierà invece, domenica 18 ottobre con le messe alle 9,30 al Merlo e alle 11 nella chiesa di santa Maria Maggiore. Giovedì 22 ottobre, alle 18, messa e adorazione per le vocazioni. Nel pomeriggio di sabato 24 ottobre l’incontro con i ragazzi della catechesi, adolescenti e giovani con la messa alle 18. Venerdì 30 ottobre la visita toccherà le attività lavorative, mentre in serata ci sarà l’incontro con i Consigli parrocchiali.
2026
Nuove nomine del Consiglio Permanente Cei
Il Consiglio permanente Cei, presieduto dal card. Matteo Zuppi, tra i vari adempimenti ha provveduto alla nomina dei membri delle Commissioni episcopali, i cui presidenti erano stati eletti nel corso dell’Assemblea generale a maggio 2026. Di ciascuna Commissione episcopale fa parte un vescovo emerito, indicato dalla presidenza.
Le Commissioni episcopali restano in carica per il quinquennio 2026-2031. Di seguito i vescovi della Conferenza episcopale piemontese che fanno parte delle varie Commissioni:
Commissione episcopale per la liturgia: mons. Gianni Sacchi, vescovo di Casale Monferrato.
Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute: mons. Marco Brunetti, vescovo di Alba.
Commissione episcopale per il laicato: mons. Roberto Farinella, vescovo di Biella.
Commissione episcopale per la famiglia, i giovani e la vita: mons. Daniele Salera, vescovo di Ivrea.
Commissione episcopale per l’evangelizzazione dei popoli e la cooperazione tra le Chiese. presidente mons. Marco Prastaro, vescovo di Asti (eletto dall’assemblea generale).
Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace: mons. Alessandro Giraudo, vescovo ausiliare di Torino.
Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali e presidente del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici e dell’edilizia di culto: mons. Franco Lovignana, vescovo di Aosta.
Commissione episcopale per le migrazioni e Consiglio per gli Affari giuridici: mons. Egidio Miragoli, vescovo di Mondovì.
2026
L’ordinazione presbiterale per Nicolò Bellino in Cattedrale a Piazza
È ormai imminente ordinazione presbiterale del diacono Nicolò Bellino, prevista sabato 3 ottobre, ore 20,30, nella Cattedrale di San Donato a Piazza, per l’imposizione delle mani e la preghiera di consacrazione da parte del vescovo mons. Egidio Miragoli. Quindi don Nicolò Bellino celebrerà la sua prima messa domenica 4 ottobre alle 10,30 nella parrocchiale di San Lorenzo a Villanova M.vì. Infatti, il neo-presbitero è originario di Villanova M.vì ed ha 27 anni. È diacono dall’8 dicembre del 2025. Attualmente è impegnato, sul piano pastorale (dal 2024), a Dogliani, al fianco del parroco don Marco Sciolla, a cui sono affidate pure le parrocchie di Belvedere Langhe e Farigliano, collaborando anche nell’ambito della Pastorale dei ministranti in diocesi.
La sua famiglia è di Villanova. Ha due sorelle. Nicolò Bellino ha frequentato a Mondovì l’Istituto Alberghiero “G. Giolitti”, quindi, dopo la maturità nel 2018, ha iniziato il corso di studi teologici allo STI a Fossano ed il percorso formativo nel Seminario interdiocesano. Ha conseguito il baccalaureato in teologia. Nel 2021 ha iniziato il suo servizio pastorale festivo nella parrocchia di S. Maria Maggiore al Ferrone di Mondovì per un triennio presente come animatore.
«Sei stato per tutti noi un dono»
Proprio quello al Ferrone è stato un periodo intenso per Nicolò, diventato un punto di riferimento per i giovani, i ministranti e i bambini, ma soprattutto un amico. «Con la tua simpatia e la tua risata sei entrato nei cuori di tutti noi», ricordavano proprio i più giovani, al termine della messa in cui la comunità monregalese lo aveva salutato. Un “arrivederci” in cui si ricordava la traccia importante lasciata da Nicolò nella comunità. «In questi anni, hai dimostrato che fede e divertimento possono andare di pari passo. Hai messo impegno e passione in ogni cosa: in oratorio, al catechismo, al gruppo Giovanissimi, al gruppo Giovani e con i ministranti. Sei stato una guida, una fonte di ispirazione, un supporto prezioso, un confidente sempre pronto ad ascoltare senza giudicare, ma soprattutto un amico con cui scherzare, ridere, festeggiare i traguardi e condividere esperienze di vita e di crescita. Sei stato per tutti noi un dono».
La preghiera che giungeva dal Ferrone voleva sostenere Nicolò affinché, come testimone dell’amore di Dio, potesse portare molti frutti nel suo percorso e in tutte le comunità in cui avrebbe prestato servizio. «Ti auguriamo di ispirare altri giovani nell’ascolto alla chiamata del Signore, e di rimanere l’amico che abbiamo imparato a conoscere, semplice e sempre solare». Parole, preghiere e inviti validi ancora oggi e che sicuramente risuoneranno anche sabato in cattedrale.
2026
“Prima con Lui”, la spiritualità del catechista: incontro aperto a tutti in Santuario
A cura dell’Ufficio catechistico diocesano, in vista del nuovo anno pastorale, è stato predisposto per giovedì 1° ottobre un incontro sul tema “Prima con Lui – La spiritualità del catechista ovvero lasciarsi incontrare da Gesù per diventare testimoni del Vangelo”, con l’intervento di don Luigi Maria Epicoco (teologo, filosofo, docente di teologia ed autore di diffuse pubblicazioni pastorali).
Rispetto al programma iniziale, le numerose iscrizioni all’incontro hanno portato a fare una scelta: accogliere tutte le persone che desideravano partecipare spostando l’appuntamento all’interno del Santuario di Vicoforte, anziché a Casa Regina, con inizio sempre alle ore 19,30.
Il numero dei partecipanti e la capienza dei locali a disposizione hanno costretto, però, ad annullare il buffet. «Ci dispiace dover rinunciare a questo momento di condivisione – sottolineano gli organizzatori –, ma siamo certi che si comprenderà il senso di questa scelta: ciò che più conta è permettere a ciascuno di esserci, di ascoltare e di vivere questo incontro. “Prima con Lui” non è soltanto il titolo della serata. È ciò che desideriamo mettere al centro, anche nelle nostre scelte: Gesù, e il desiderio di incontrarlo che ha portato così tante persone a iscriversi».
2026
“Eccomi, manda me!”. La Novena al Santuario nel segno della chiamata!
“Eccomi, manda me!” è l’appello biblico che segna il tema della Novena 2026 alla “Madonna di Vico” che si dipanerà nei giorni che precedono la solennità della Natività di Maria Vergine dell’8 settembre. Così si fa evidente il richiamo alla consapevolezza vocazionale nell’impostare il percorso di vita per ciascun credente nel tempo che è dato, come Grazia che illumina e sostiene. E come è ormai consuetudine consolidata ed apprezzata, ogni sera della Novena potrà contare sulla proposta di una riflessione biblica, grazie alle presenze di vescovi e sacerdoti (nelle foto) che così indicano un cammino da assumere e da condividere, nel segno della risposta alla chiamata dall’Alto.
1° giorno, sabato 29 agosto, tema “Esci dalla tua terra”. La vocazione di Abramo. Con don Patrizio Rota Scalabrini (biblista, della diocesi di Bergamo). Alla prima serata sono attese le comunità della Zona di Mondovì e della Zona Val Bormida.
2° giorno, domenica 30 agosto, tema: “Parla Signore che il tuo servo di ascolta”. La vocazione di Samuele. Con don Patrizio Rota Scalabrini (biblista). Alla seconda serata sono invitati fidanzati, famiglie e catechisti.
3° giorno, lunedì 31 agosto, tema “Il Signore non guarda la statura, guarda il cuore”. La vocazione di Davide”. Con mons. Franco Giulio Brambilla (vescovo di Novara). Alla terza serata è previsto l’arrivo dei chierichetti e dei ministranti.
4° giorno, martedì 1° settembre, tema “Eccomi, manda me”. La vocazione di Isaia. Con mons. Franco Giulio Brambilla (vescovo di Novara). Alla quarta serata sono invitate le comunità della Zona pastorale di Ceva e Val Tanaro.
5° giorno, mercoledì 2 settembre, tema “Tu sei il mio figlio prediletto”. La vocazione battesimale. Con mons. Bernardino Giordano (vescovo di Grosseto, Pitigliano, Sovana e Orbetello). Nella quinta serata si prevede la presenza dei ministri della Comunione, degli operatori Caritas e della Pastorale dei malati.
6° giorno, giovedì 3 settembre, tema “L’uomo lascerà suo padre e sua madre”. La vocazione al matrimonio. Con mons. Bernardino Giordano (vescovo di Grosseto, Pitigliano, Sovana e Orbetello). Nella sesta serata sono attese le comunità della Zona pastorale Valli Pesio ed Ellero.
7° giorno, venerdì 4 settembre, tema “Seguitemi e vi farò pescatori di uomini”. La vocazione al ministero ordinato. Con mons. Luca Raimondi (vescovo ausiliare di Milano). Nella settima serata sono attese le comunità della Zona Langhe-Pianura, nonché dei gruppi di giovani e giovanissimi.
8° giorno, sabato 5 settembre, tema “Va’, vendi tutto. Vieni e seguimi”. La vocazione alla vita consacrata. Con mons. Luca Raimondi (vescovo ausiliare di Milano). Nell’ottava serata sono attese le Corali, quindi i Consigli pastorali e i CAE, nonchè i consacrati.
9° giorno, domenica 6 settembre, tema “Eccomi sono la serva del Signore”. Maria, modello di ogni vocazione. Con don Savio Manzone (parroco di Guarene e teologo). In questa ultima serata sono attese le Associazioni di volontariato.
2026
Papa Leone XIV conferma il vescovo Egidio quale membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica
Una lettera del cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, nei giorni scorsi ha comunicato al vescovo Egidio che il papa Leone XIV lo ha confermato per altri cinque anni quale membro del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. La precedente nomina risaliva al 2021, per volontà di papa Francesco. La Segnatura Apostolica esercita la funzione di Supremo Tribunale della Chiesa e provvede altresì alla retta amministrazione della giustizia nella Chiesa. Il Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica è costituito da alcuni cardinali, vescovi e presbiteri nominati dal Romano Pontefice per cinque anni. I membri non risiedono a Roma né governano il dicastero — questo spetta al cardinale prefetto, il card. Mamberti —, ma giudicano in collegi di cinque che decidono definitivamente i ricorsi contenziosi e nella plenaria che risolve i conflitti tra dicasteri. Nel luglio del 2025 papa Leone aveva già confermato per un terzo triennio mons. Miragoli quale membro del Collegio ricorsi circa i “delicta graviora” presso il Dicastero della Dottrina della Fede e nell’agosto 2025 lo aveva nominato anche membro del Dicastero per il Clero.
La Segnatura Apostolica opera in tre ambiti, conformemente alla sua Lex Propria. Come Tribunale giudiziario supremo, giudica le querele di nullità contro le sentenze della Rota Romana e i conflitti di competenza tra Tribunali. Come Tribunale contenzioso-amministrativo — la sua funzione più sensibile —, risolve i ricorsi contro atti amministrativi singolari dei dicasteri della Curia per violazione di legge nel procedimento o nella decisione: per questa via passano soppressioni di parrocchie, espulsioni da istituti religiosi, decreti penali contro chierici. Esercita, inoltre, la vigilanza sulla retta amministrazione della giustizia in tutti i Tribunali della Chiesa.
2026
“Sposarsi nel Signore”: orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio
Atteso che la Conferenza episcopale piemontese ha approvato in data 3 marzo 2026 il documento “Orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio” – il vescovo Egidio Miragoli ha emanato il decreto diocesano e l’elenco dei luoghi non Chiesa parrocchiale dove è possibile celebrare i matrimoni (elenco a suo tempo discusso dal Consiglio presbiterale) –; considerate le indicazioni pastorali e normative che nel documento sono affidate all’attuazione in ognuna delle Diocesi della CEP; con il presente decreto, promulgo per la diocesi di Mondovì il testo allegato dal titolo “Orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio”; stabilisco che la promulgazione avvenga mediante l’invio del testo a tutti i parroci e rettori di Santuari e con la pubblicazione sul settimanale diocesano; dispongo che entri in vigore a partire dal giorno 2 agosto 2026, festa di Sant’Eusebio, vescovo e martire, patrono della nostra Regione ecclesiastica”. “Con l’entrata in vigore degli “Orientamenti e norme” sono abrogate – conclude il testo del decreto – le disposizioni in merito alla celebrazione del matrimonio contenute nella Nota pastorale “La celebrazione dei Sacramenti. Orientamenti e norme” pubblicate nel 1997 e le altre norme diocesane contrarie a quanto sopra promulgato”. Il decreto firmato dal vescovo Egidio Miragoli e dal cancelliere can. Giuseppe Bongiovanni è datato, Mondovì, 17 maggio 2026, solennità dell’Ascensione del Signore.
Santuari, chiese sussidiarie e cappelle per la celebrazione dei matrimoni
A. SANTUARI DIOCESANI
1. MILLESIMO (Santuario Nostra Signora del Deserto);
2. MALLARE (Santuario Madonna dell’Eremita);
3. VALSORDA di GARESSIO (Santuario Madonna delle Grazie);
4. VICOFORTE (Santuario Basilica della Natività di Maria);
5. VILLANOVA (Santuario Maria Vergine Assunta in Madonna del Pasco).
B. SANTUARI, CHIESE SUSSIDIARIE E CAPPELLE
(solo per i residenti della parrocchia)
1. BASTIA (Cappella di San Fiorenzo);
2. CALIZZANO (Santuario Divina Grazia);
3. CENGIO S. BARBARA (Cappella Natività di Maria).
4. FRABOSA SOPRANA (Madonna della Neve – Balma);
5. FRABOSA SOTTANA (Cappella di San Ludovico);
6. MILLESIMO (Cappella S. Maria extra muros);
7. MONESIGLIO (Cappella Madonna dell’acqua dolce);
8. MONDOVÌ; – Cattedrale (Confraternita della Misericordia); – Santa Maria Maggiore (San Giovanni Bosco a Mezzavia); – Borgato (Cappella San Lorenzo); 9. MONASTERO DI VASCO (Cappella di San Lorenzo);
10. MOROZZO (Santuario Madonna del Bricchetto);
11. MURAZZANO (Santuario Madonna di Hal);
12. PRUNETTO (Cappella Madonna del Carmine);
12. ROCCAFORTE MONDOVÌ – Pieve di San Maurizio; – Santuario del Sacro Cuore;
13. SALE SAN GIOVANNI (Cappella di Sant’Anastasia);
14. VIOLA (Santuario Madonna della Neve).
Documento approvato
dalla Conferenza Episcopale Piemontese
ATTESO quanto approvato dalla Conferenza Episcopale Piemontese in data 14 giugno 1996 nella Nota pastorale La celebrazione dei Sacramenti. Orientamenti e norme; VALUTATE le diverse situazioni in cui oggi le nostre Chiese particolari sono chiamate ad accompagnare i nubendi alla celebrazione delle nozze, e le nuove esigenze che il rinnovato contesto ecclesiale e sociale impone; CONSIDERATI i diversi documenti normativi e pastorali che richiedono di rivedere quanto stabilito nella precedente Nota pastorale; in occasione della riunione della Conferenza Episcopale Piemontese del 3 e 4 marzo in Susa – Villa San Pietro, si è giunti ad approvare il seguente testo che presenta Orientamenti pastorali e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio. Sarà compito di ciascun vescovo promulgare per la propria Diocesi il testo approvato in data odierna perché diventi esecutivo a norma del diritto.
4 marzo 2026
I vescovi del Piemonte e Valle d’Aosta
LA PREPARAZIONE DEI FUTURI SPOSI
n. 1) La cura della preparazione al matrimonio si pone in continuità con quanto si propone nella pastorale giovanile e familiare, e nelle varie occasioni di formazione rivolte ai giovani sul senso della scelta e sul valore di quel sacramento che i futuri sposi sono chiamati a celebrare con consapevolezza e libertà.
n. 2) In vista della celebrazione del matrimonio in chiesa i futuri sposi siano invitati a prendere contatto col parroco possibilmente un anno prima della data ipotizzata, al fine di concordare una conveniente preparazione al sacramento.
n. 3) Ogni diocesi per la preparazione al matrimonio proponga percorsi di evangelizzazione e di formazione, anche remota, che accompagnino i futuri sposi in esperienze di preghiera, carità e inserimento nella vita liturgica ecclesiale, a partire dalla loro condizione di vita. I percorsi siano organizzati nei diversi ambiti territoriali e nei diversi periodi dell’anno, per dare a tutti la possibilità di partecipare.
n. 4) I percorsi siano animati da coppie di sposi preparati ed eventualmente da esperti nei vari settori della vita matrimoniale, figure coordinate da sacerdoti o diaconi permanenti. Particolare cura sarà da dedicare all’accompagnamento di coppie già conviventi o sposate civilmente. I contenuti proposti, partendo dalla realtà umana vissuta dai futuri sposi e aiutandoli a confrontarsi con il Vangelo, dovranno permettere di giungere a conoscere e a vivere il mistero cristiano del matrimonio. I parroci, i sacerdoti e i diaconi permanenti siano attenti nel presentare il valore di tale preparazione e ricordino ai futuri sposi l’obbligo morale di parteciparvi attivamente.
n. 5) Per tutte le coppie di futuri sposi l’incontro personale col parroco, o con un altro sacerdote collaboratore, rimane un momento ineliminabile nel cammino di preparazione al sacramento. Esso non deve ridursi a una semplice formalità burocratica, ma deve svolgersi in un clima familiare. «Il parroco pone cura e attenzione nell’accompagnare i fidanzati a compiere una scelta libera e consapevole, che interpella non solo le loro convinzioni ideali e di fede, da riscoprire e approfondire, ma anche tutte le dimensioni dell’intelletto e della volontà, che necessitano di essere accolte con grande maturità, perché la chiamata al matrimonio sia il più possibile libera e consapevole, e così pienamente umana». Particolare cura si riservi all’esame dei nubendi: esso sia fatto con diligenza, dedicando attenzione e cura nel porre le domande e nel verbalizzare le risposte, e interrogandoli separatamente.
n. 6) Sarà compito del sacerdote o del diacono, che presiederanno la celebrazione nuziale, l’incontro con i futuri sposi per preparare insieme con loro quel momento, aiutandoli nelle varie scelte che il rito prevede. Laddove sia possibile, non manchi l’invito ai nubendi ad accostarsi al sacramento della penitenza in vista delle nozze, come momento per sperimentare l’amore misericordioso che cura le ferite del peccato e rende capaci del medesimo perdono verso il futuro coniuge.
n. 7) Nel caso in cui, per uno o entrambi i futuri sposi, fosse necessario completare il cammino dell’iniziazione cristiana, «è bene per i battezzati sposati civilmente o conviventi promuovere nella preparazione al matrimonio un cammino di fede che preveda la celebrazione della confermazione dopo le nozze». Qualora, invece, uno dei futuri sposi, anche se battezzato, si dichiari non credente o indifferente, si pensino e propongano «percorsi di fede personalizzati attenti alla coppia e alla persona», dando importanza al dialogo e all’ascolto.
LA CELEBRAZIONE DEL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO
n. 8) «La liturgia nuziale deve esprimere pienamente il significato ecclesiale del matrimonio attraverso uno stile celebrativo improntato a una gioiosa semplicità», momento che facilita la partecipazione e il coinvolgimento dei fedeli presenti e della comunità ecclesiale.
n. 9) In ogni singola parrocchia o chiesa si valuti se e come accogliere la richiesta dei nubendi di sposare nel giorno di domenica tenendo conto del numero di celebrazioni festive e delle attenzioni da aversi nel caso in cui si celebri il matrimonio durante l’assemblea domenicale della comunità. Riguardo alla celebrazione del matrimonio nelle solennità e nei tempi penitenziali, ci si attenga alle disposizioni nelle Premesse al Rito del matrimonio, nn. 32-34.
n. 10) Pur indicando che il matrimonio sia celebrato abitualmente nella messa, lo stesso Rito precisa nelle Premesse che «il parroco […] tenute presenti sia le necessità della cura pastorale, sia le modalità di partecipazione degli sposi e degli invitati alla vita della Chiesa, giudichi se sia meglio proporre la celebrazione del matrimonio durante la Messa o nella celebrazione della Parola».
n. 11) Per molte coppie la nascita di un figlio e la decisione di battezzarlo possono essere occasione di maturare la scelta di celebrare anche il sacramento del matrimonio. Avendo cura di accompagnare le coppie in una maggiore consapevolezza di quanto i due sacramenti comportano, si valuti con attenzione l’opportunità di poter inserire il battesimo dei figli nella stessa celebrazione delle nozze.
n. 12) Se il matrimonio è celebrato tra un cattolico e un battezzato non cattolico, si deve usare il rito del matrimonio nella celebrazione della Parola. Se poi la circostanza lo richiede, si può, solo con il consenso dell’Ordinario del luogo, usare il rito del matrimonio durante la Messa. Per l’eventuale ammissione alla comunione eucaristica del coniuge non cattolico, l’Ordinario del luogo si attenga rigorosamente alle disposizioni del can. 844 del Codice di diritto canonico e alle indicazioni del Direttorio per l’ecumenismo.
n. 13) Se il matrimonio è celebrato tra un cattolico e un non battezzato, ci si deve attenere a quanto previsto nel Rito del matrimonio ai nn. 147-170.
n. 14) Sia per la scelta del luogo della celebrazione, sia nella liturgia, il rito sia dignitoso e uguale per tutte le coppie di sposi, affinché maggiormente appaia il carattere comunitario della celebrazione e sia affermata la medesima dignità di tutti i fedeli. Pur tenendo conto che l’uso di fiori quale ornamento è segno di festa e di gioia, si invitino i futuri sposi a non eccedere negli addobbi, scegliendo semplicità, buon gusto e sobrietà, come si addice alla liturgia.
n. 15) I vescovi delle due province della regione ecclesiastica non hanno determinato, a norma del can. 1264, 2°, l’ammontare dell’offerta in occasione della celebrazione del matrimonio, per cui sono illegittime richieste o tariffe stabilite localmente. Tuttavia, anche in occasione del matrimonio, i futuri sposi siano aiutati a riconoscere l’importanza di partecipare alle necessità economiche della Chiesa, così che possano liberamente lasciare la propria offerta per i bisogni del luogo in cui sposeranno.
n. 16) Per salvaguardare il clima di preghiera e favorire l’attenzione e la partecipazione degli sposi e di tutta l’assemblea, accanto a quanto già previsto per regolamentare l’intervento di fotografi e altri video-operatori, si invitino i presenti a non utilizzare altri dispositivi elettronici per la produzione e la successiva diffusione di immagini e riprese audio-video.
n. 17) Dove la struttura della chiesa lo permette, è opportuno che il banco degli sposi sia collocato fuori dal presbiterio.
n. 18) Il canto è parte integrante dell’azione liturgica ed esprime in modo evidente il carattere festoso della celebrazione nuziale. Pertanto è necessario che gli sposi e gli animatori musicali concordino in tempo con il celebrante la scelta dei canti o dei brani musicali previsti per la celebrazione, così da evitare l’utilizzo di elementi di carattere profano, che potranno eventualmente essere collocati dopo i riti di conclusione.
n. 19) Non è bene che siano gli sposi a proclamare la Parola di Dio durante la celebrazione in quanto, in tale circostanza, sono loro i primi destinatari della Parola proclamata. Tale compito può essere affidato ad amici, parenti, membri della comunità, purché sia garantita una lettura chiara e dignitosa. Nella celebrazione ci si attenga alle disposizioni previste dal Rito del matrimonio per le varie forme celebrative. Nel caso in cui si celebri il rito nella Messa, gli sposi siano preparati a ricevere la comunione eucaristica sotto le due specie, facendo attenzione che ciò avvenga in modo che sia sempre il sacerdote a porgere agli sposi prima il Corpo di Cristo e poi il calice con il Sangue di Cristo.
n. 20) La lettura degli articoli del Codice Civile, che non va mai omessa o ridotta, deve essere fatta dopo la celebrazione del matrimonio e comunque prima della conclusione del rito liturgico. Nel caso del matrimonio celebrato nella Messa, il momento più opportuno sembra essere quello prima della benedizione finale. Le firme sul registro dei matrimoni non vengano apposte all’altare dove si celebra l’Eucaristia, ma in altro luogo adatto.
n. 21) Circa il luogo della celebrazione del matrimonio il can. 1115 del Codice di Diritto Canonico prescrive che «i matrimoni siano celebrati nella parrocchia in cui l’una o l’altra parte contraente ha il domicilio o il quasi domicilio o la dimora protratta per un mese oppure, se si tratta di girovaghi, nella parrocchia in cui dimorano attualmente; con il permesso del proprio Ordinario o del proprio parroco, il matrimonio può essere celebrato altrove».
n. 22) Per salvaguardare il significato pubblico del sacramento del matrimonio e garantire meglio l’inserimento della nuova famiglia nella comunità cristiana, tenendo conto dell’attuale situazione si precisa quanto segue: 1) la sede normale della celebrazione è la chiesa parrocchiale dello sposo o della sposa oppure quella del luogo dove gli sposi andranno a risiedere dopo il matrimonio; 2) la celebrazione del matrimonio può essere consentita in altra chiesa parrocchiale qualora gli sposi siano inseriti abitualmente come partecipanti alla vita di quella comunità, oppure può essere consentita nella chiesa del paese di origine per nascita o famiglia, o in quella del luogo ove risiedono i parenti più prossimi, quali i genitori o i nonni.
n. 23) Motivi particolari possono spingere alcuni futuri sposi a chiedere di celebrare il loro matrimonio in santuari o chiese non parrocchiali particolarmente cari alla venerazione cristiana. Ogni Vescovo diocesano determini quali siano i santuari e le chiese non parrocchiali nei quali si possono celebrare matrimoni.
n. 24) Nel caso di celebrazioni fuori dalla propria diocesi, occorre che i futuri sposi abbiano l’autorizzazione previa del parroco del luogo in cui intendono chiedere di poter celebrare il loro matrimonio.
n. 25) La celebrazione del matrimonio è comunque proibita nei luoghi non abitualmente aperti al culto, siano essi chiese, oratori o cappelle private. Allo stesso modo, non si può autorizzare la celebrazione all’aperto, né in altri luoghi non convenienti a giudizio dell’Ordinario.
I MATRIMONI INTERCONFESSIONALI
n. 26) Nella nostra società i matrimoni tra cattolici e battezzati di altre comunioni cristiane tendono a diventare sempre più frequenti. Pertanto si tenga presente che in questi casi le proprietà essenziali e i fini del matrimonio (unità, indissolubilità, bene dei coniugi e procreazione della prole) devono essere accettate da entrambe le parti. I nubendi saranno quindi invitati a riflettere sul progetto di Dio relativo al matrimonio dai pastori delle loro comunità, i quali concorderanno la preparazione da premettere al matrimonio.
n. 27) Per celebrare il matrimonio nella forma canonica, il parroco della parte cattolica presenta domanda all’Ordinario del luogo per ottenerne la necessaria licenza, esponendo le ragioni che inducono a quella scelta e allegando le attestazioni previste per i matrimoni misti sottoscritte dalle parti. Anche la parte non cattolica dovrà presentare un certificato o attestazione del battesimo ricevuto. Si dovranno fare le pubblicazioni solo presso la parrocchia di domicilio o quasi domicilio della parte cattolica. Particolare cura si dovrà mettere nella valutazione dello stato libero della parte non cattolica, tenendo presenti le variegate situazioni di vita e il diverso valore del matrimonio solo civile, e confrontandosi con gli uffici competenti della curia diocesana.
n. 28) In presenza di gravi difficoltà l’Ordinario del luogo può dispensare la parte cattolica dall’obbligo della forma canonica, 1) tenendo presente quanto richiesto per la valida celebrazione di un matrimonio con una parte non cattolica di rito orientale; 2) essendo certo che le nozze con una parte battezzata non cattolica appartenente ad altre comunità ecclesiali avvenga in una qualche forma pubblica.
I MATRIMONI INTERRELIGIOSI
n. 29) Lo sviluppo della società comporta anche l’aumento dei matrimoni tra cattolici e persone non battezzate, talora appartenenti a religioni non cristiane. Tali situazioni sono problematiche, sia per la diversa concezione dei nubendi circa il matrimonio e le sue proprietà essenziali (unità, indissolubilità, bene dei coniugi e procreazione della prole), sia in vista dell’educazione dei figli, sia per gli equilibri nel rapporto tra i coniugi.
n. 30) Pur nel riconoscimento del valore della fede in Dio e dei princìpi religiosi professati, è necessario che i parroci richiamino ai nubendi cattolici le difficoltà cui potrebbero andare incontro in ordine all’espressione della loro fede, al rispetto delle reciproche convinzioni, all’educazione dei figli. Prima di accogliere la decisione della parte cattolica, il parroco valuti il grado di consapevolezza circa queste difficoltà attraverso un dialogo approfondito e ripetuto nel tempo.
n. 31) Particolare attenzione va riservata ai matrimoni tra cattolici e persone appartenenti alla religione islamica: tali matrimoni, infatti, presentano difficoltà connesse con gli usi, i costumi, la mentalità e le leggi islamiche circa la posizione della donna nei confronti dell’uomo e la stessa natura del matrimonio. È necessario quindi accertare attentamente che ambedue i nubendi abbiano una giusta concezione del matrimonio, in particolare della sua natura monogamica e indissolubile. Per la parte islamica si abbia certezza documentata della non sussistenza di altri vincoli matrimoniali e che siano chiari il ruolo attribuito alla donna e i diritti che essa può esercitare sui figli. È bene esaminare al riguardo anche la legislazione matrimoniale dello Stato da cui proviene la parte islamica e accertare il luogo dove i nubendi fisseranno la loro permanente dimora. In questi casi ci si attenga a quanto la presidenza della Conferenza Episcopale Italiana ha offerto con le Indicazioni pubblicate nel 2005.
n. 32) Il matrimonio di persona cattolica con una non battezzata è invalido se non si è ottenuta la dispensa per disparità di culto, la quale viene concessa dall’Ordinario del luogo se vi è una causa giusta e ragionevole, e quando siano rispettatele condizioni indicate dal can. 1125 del Codice di diritto canonico.
n. 33) Il rito di celebrazione di tali matrimoni secondo la forma canonica, utilizzando il rito specifico, si svolgerà in un contesto che rispetti le convinzioni religiose dei nubendi chiamati ad esprimere il loro irrevocabile consenso coniugale. In presenza di gravi difficoltà l’Ordinario del luogo può dispensare la parte cattolica dall’obbligo della forma canonica secondo quanto stabilito dal can. 1127 § 2 del Codice di diritto canonico.
n. 34) Ancor maggiore cura si dovrà mettere nella valutazione dello stato libero della parte non battezzata, tenendo presenti le variegate situazioni di vita e il diverso valore del matrimonio solo civile, e confrontandosi con gli uffici competenti della curia diocesana.
n. 35) Per tutte le situazioni complesse, si sviluppi un confronto e uno scambio tra le cancellerie delle curie diocesane, così da uniformare le prassi e da ovviare ai problemi che si dovessero presentare per i singoli casi.
2026
Assemblea Cei- Magnifica Humanitas: “Un dono prezioso”
Il card. Zuppi ha aperto l’Assemblea generale della Cei partendo dai temi della nuova enciclica del Papa e disegnando un ritratto di un Paese “attraversato da guerre, paure, solitudine e diffidenze”. Per le riforme ci vuole “un clima costituente”. “I giovani non sono soltanto violenti o smarriti”. Sì a “piano casa” e interventi su crisi climatica. Sinodalità per “riforma dei processi decisionali”.
“Un dono prezioso, un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi”. Così il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha definito la prima enciclica del papa, Magnifica Humanitas, aprendo i lavori dell’Assemblea della Cei in settimana. “Ci sentiamo interpellati di fronte alle guerre, alle diseguaglianze sociali, allo sfruttamento del lavoro, al modello tecnocratico e agli egoismi verso le migrazioni dei popoli, alla cosiddetta teologia della prosperità”.
“Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze”, l’analisi del cardinale: “la guerra è cambiata, anche con un utilizzo sempre più largo della tecnologia, ed è sempre più lunga per le armi temibili – tecnologiche – messe in campo. Non è vero che può essere pulita, evitando un gran numero di vittime. E poi a livello globale, con le sue conseguenze, la guerra colpisce anche i Paesi che non sono direttamente coinvolti. Vediamo persino svilupparsi le agenzie di mercenari che fanno della guerra il loro modo di vivere: un vero regresso di civiltà”.
“Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni. A loro gridiamo: fermatevi!”, il primo appello del presidente della Cei: “È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”.
“E’ importante rilanciare l’azione degli Organismi internazionali per porre fine alla spirale della violenza, che stringe sempre più forte la sua morsa in tanti contesti del mondo, spesso noti come l’Ucraina e il Medio Oriente, la Terra Santa, spesso meno noti e, per questo, colpevolmente dimenticati”.
“Il nostro Paese conosce tante solitudini”
“Ci sono anziani che non aspettano più nessuno, giovani che faticano a immaginare il futuro, famiglie appesantite da ritmi e precarietà, adulti che portano in silenzio fallimenti e paure, fragili chiusi in un mondo in cui non sono padroni di sé stessi, poveri che diventano invisibili perché disturbano poco”: questo il ritratto del nostro Paese, stilato da Zuppi. “Anche le nostre comunità ecclesiali possono essere attraversate da stanchezza, frammentazione, incomprensioni” “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale”, ha spiegato citando, tra gli altri fronti di impegno, “il cammino di promozione della tutela dei minori contro ogni forma di abuso”. “Una Chiesa adulta non nasconde le proprie ombre”, ha affermato Zuppi: “La comunità cristiana non è il luogo dei perfetti”.
“Per le riforme che riguardano l’architettura fondamentale della vita del Paese, è necessario un clima costituente, capace di coinvolgere il più possibile le forze politiche e la società civile”, l’invito a partire dal recente referendum sulla giustizia: “quale giustizia vogliamo costruire? Una giustizia credibile ha bisogno di tempi ragionevoli, decisioni prevedibili, norme chiare, istituzioni rispettate e persone responsabili”. “Il sovraffollamento carcerario, la condizione di chi è detenuto e di chi opera negli istituti di pena, il dolore delle vittime, le attese delle famiglie, il bisogno di responsabilità e di riparazione chiedono un confronto ampio, competente e non ideologico”, il monito: “La giustizia non può essere indifferenza verso il male compiuto, ma non può nemmeno rinunciare alla possibilità di un futuro per chi ha sbagliato. Deve perseguire verità, responsabilità, sicurezza, certezza della pena, riparazione e dignità: è questo il modo migliore per rispondere anche al dolore delle vittime”.
“I giovani non possono essere descritti soltanto come violenti o smarriti”
“Accanto a chi si perde nella brutalità, esistono ragazzi capaci di una maturità straordinaria”, il riferimento ai recenti, tragici fatti di cronaca che hanno coinvolto il mondo giovanile. “Occorre evitare che odio generi altro odio: la differenza, probabilmente, la fanno gli incontri, le comunità, l’annuncio incarnato della Parola e il coinvolgimento in esperienze che rendano concrete le esperienze spirituali”.
Sul piano pastorale, Zuppi ha ribadito che la sinodalità “non riguarda solo alcune procedure”. “La riforma dei nostri processi decisionali è una responsabilità ecclesiale”, per “rendere più conforme le nostre strutture al cammino che abbiamo intrapreso”, all’insegna della collegialità. Oggetto dell’Assemblea, dunque saranno alcuni “nodi decisivi”: “l’annuncio del Vangelo, l’iniziazione cristiana, l’istituzione strutturata dei Consigli pastorali, la corresponsabilità e la trasparenza nella gestione economica diocesana, un processo di verifica e revisione dello Statuto e del Regolamento della Conferenza Episcopale Italiana”. “Su alcuni il Papa ci ha indicato una direzione precisa: non si tratta di moltiplicare passaggi per rendere tutto più lento”, ha spiegato Zuppi: “Si tratta di rendere più ecclesiale ciò che facciamo”. “La collegialità è anche discernimento condiviso, esercizio evangelico dell’autorità, comunione che dà forma alla missione. Questo è il nostro cantiere: lo avviamo non perché costretti dalle circostanze, ma perché desideriamo che la Cei sia sempre più uno strumento al servizio delle Chiese in Italia, capace di ascoltare, orientare, accompagnare, parlare al Paese con una voce che nasce dalla comunione e non dalla somma delle opinioni”.
“È importante che le istituzioni tornino finalmente a guardare con attenzione alle tante persone e famiglie che soffrono per la mancanza di un alloggio dignitoso”, l’appello al termine dell’introduzione. Secondo il presidente della Cei, “il Piano Casa del Governo può rappresentare un passo significativo: auspichiamo che le risorse stanziate possano crescere ulteriormente e che fin da subito si promuovano – con i Ministeri, gli Enti locali e il Terzo Settore – percorsi di accompagnamento sociale, relazionale ed educativo che aiutino i più vulnerabili a ricostruire autonomia”. “Sulle persone e sui territori più fragili incide fortemente la crisi climatica”, ha osservato infine il cardinale: “Non possiamo limitarci a intervenire soltanto nell’emergenza: occorre educare le comunità alla prevenzione, alla cura del creato, alla responsabilità collettiva e alla custodia concreta dei luoghi”.
Card. Repole, “quattro linee di orizzonte per la Chiesa dei prossimi anni”
“Riportare al centro il dono della fede; puntare alla vita comunitaria; dare impulso ad una corresponsabilità differenziata; verificare l’adeguatezza degli strutture”. Sono quattro “linee guida” indicate dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, per la Chiesa nei prossimi anni, contenute nella sua relazione introduttiva all’Assemblea generale della Cei. Ad illustrarle ai giornalisti è stato lo stesso Repole, durante la conferenza stampa in Vaticano, spiegando che il punto di partenza della sua relazione è stato il Documento di sintesi del Cammino sinodale della Chiesa italiana, per “offrire qualche linea sintetica su cui convergere come Chiesa italiana e come vescovi nei prossimi anni”. “La Chiesa va sempre rimessa in carreggiata”, ha spiegato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti: “Il confronto con il mondo non è mai lineare, è sempre pieno di imprevisti e di domande, per fortuna”. “Rimettere al centro l’annuncio di Gesù Cristo, che è sempre umanizzante, che fa del bene, che ha seminato tanto anche nel popolo italiano”: così il neoeletto vicepresidente per il settore Nord, mons. Gianmarco Brusca, ha illustrato la priorità dell’impegno a cui i suoi confratelli vescovi lo hanno chiamato. Il lavoro di questi giorni, caratterizzato anche da “vivaci discussioni, legate soprattutto al tema della riforma della Cei”, per Zuppi è stato “un bell’esercizio di collegialità e di sinodalità: dobbiamo dimostrare che c’è una conseguenza, nelle indicazioni molto chiare del Documento di Sintesi”. “Il nuovo testo non sostituisce il Documento di sintesi del Cammino sinodale”, ha precisato Repole – ma “a partire da lì offre prospettive di orizzonte per avere macro-linee da attuare poi nei contesti delle Chiese locali”. Tra i temi centrali dei nuovi orientamenti, che verranno pubblicati prossimamente, c’è quello delle nuove ministerialità e del ruolo del laicato nel “costruire comunità, andando oltre le parrocchie”. Quanto al tema del diaconato femminile, “è un problema del Sinodo generale”, ha precisato Zuppi.
2026
Valbormida: salendo al Santuario del Deserto e festeggiando i 200 anni della parrocchiale a Monesiglio
Due momenti significativi hanno segnato la fine di maggio per le parrocchie della val Bormida affidate a don Meo Prato. Sabato 30 maggio per l’annuale pellegrinaggio al Santuario del Deserto: un bel gruppo ha vissuto il cammino a piedi partendo da Millesimo, mentre ci si è ritrovati insieme alle 10,30 a per la preghiera del Rosario e la celebrazione di ringraziamento e affidamento in Santuario alle ore 11. Domenica 31 maggio la festa per i 200 anni della dedicazione della chiesa di sant’Andrea in Monesiglio. Il programma dell’evento si è dipanato attraverso la preghiera del Vespro seguita dalla celebrazione solenne presieduta dal nostro vescovo Egidio e animata dai Cori delle Diocesi di Cuneo/ Fossano e dal Coro Ecumenico delle medesime Diocesi. Il vescovo ha sottolineato l’importanza della comunità che si raduna intorno all’Eucaristia come vertice del cammino della Parrocchia e momento da tenere vivo e su cui orientarsi per le scelte prioritarie del cammino da credenti. Al termine un momento rievocativo del cammino dei 200 anni della Chiesa portato alla luce dal vice sindaco dott. Ugo Valesano. Ha fatto seguito la cena nel parco del castello.
Alle 20,30 infine la partenza dalla chiesa della Madonna di Acqua dolce della processione in onore di Maria ancora una volta verso la parrocchiale. E si è concluso con il concerto proposto dai Cori sopra citati con la partecipazione dei due giovani organisti di Monesiglio Luca e Matteo.
Una giornata ricca di messaggi e di richiami, nonchè suggestiva e coinvolgente, che ha visto diversi fedeli commuoversi e portare a casa un ricordo straordinario dell’evento. Per questo motivo va un grazie sincero a chi ha collaborato per la riuscita di queste ricorrenze; a partire dal sindaco del paese con tutta l’Amministrazione e le varie Associazioni monesigliesi; ai volontari della parrocchia, ai Cori di Cuneo /Fossano, ai ministranti e a tutti coloro che hanno preso parte alla giornata.
LA PAROLA DEL VESCOVO
Chiesa di mattoni e comunità dei credenti, vivendo nel tempo della vita e della fede
«Penso sia bello, ricordare i 200 anni della dedicazione della chiesa. Essa infatti con le sue caratteristiche inconfondibili è l’immagine riassuntiva del paese e della valle – ha detto il vescovo Egidio Miragoli nell’omelia per i 200 anni della parrocchiale di Monesiglio –. È il luogo dove ci si ritrova per pregare Dio, per celebrare l’Eucaristia e per ripartire più fratelli e testimoni per altri fratelli. I due aspetti, comunità e chiesa, sono inscindibili e ben illustrati da un discorso di sant’Agostino per la festa della dedicazione della chiesa. Il grande santo sviluppa un ragionamento bello ed efficace. Dice: “Quello che qui avveniva mentre questa casa si innalzava, si rinnova quando si radunano i credenti in Cristo. Mediante la fede, infatti, [i credenti] divengono materiale disponibile per la costruzione come quando gli alberi e le pietre vengono tagliati dai boschi e dai monti. Quando vengono catechizzati, battezzati, formati sono come sgrossati, squadrati, levigati fra le mani degli artigiani e dei costruttori. Non diventano tuttavia casa di Dio se non quando sono uniti insieme dalla carità. Questi legni e queste pietre se non aderissero tra loro con un certo ordine, se non si connettessero armonicamente, se collegandosi a vicenda in un certo modo non si amassero, nessuno entrerebbe in questa casa. Infatti quando vedi in qualche costruzione pietre e legni ben connessi, tu entri sicuro, non hai paura di un crollo. […] Dunque, quanto qui vediamo fatto materialmente nei muri, sia fatto spiritualmente nelle anime; e ciò che vediamo compiuto nelle pietre e nei legni, si compia nei vostri corpi per opera della grazia di Dio”».
UN LUNGO E SAPIENTE LAVORO DI COSTRUZIONE
«Agostino, sviluppando quanto già troviamo anche nella prima lettera di san Pietro stabilisce un parallelismo tra la chiesa edificio e la Chiesa comunità dei credenti, tra l’opera di costruzione del tempio e l’edificazione della comunità. L’una è immagine dell’altra – ha proseguito il vescovo –. Si chiede: come è avvenuta la costruzione dell’edificio? Con la sapiente e diligente scelta e la lavorazione dei materiali, del legno e della pietra; allo stesso modo, afferma, anche la comunità si edifica mediante la materia prima che sono i credenti e il lavoro abile e fervoroso di chi evangelizza e di chi celebra i sacramenti. Come la pietra e il legno vengono sgrossati e squadrati e levigati, così anche l’uomo spirituale che è in noi viene modellato dalla Parola e dalla grazia di Dio. Non è lavoro di un giorno né di un anno. È un lavoro lungo, come è sempre stata in passato, la costruzione delle nostre chiese, organismi vivi, mai definitivamente conclusi. E ancora, ragiona sant’Agostino: tutti i materiali dell’edificio devono poi connettersi armoniosamente tra di loro e necessitano di qualcosa che li unifichi e li saldi, e questo, solo questo farà, di un insieme di materiali diversi, l’edificio, darà solidità all’edificio e sicurezza a chi vi entra. Così la comunità ha bisogno del cemento della Carità per divenire una vera casa accogliente e sicura per tutti”.
PICCOLA APOLOGIA DELLA PARROCCHIA
«La parrocchia è tutta qua: una chiesa di mattoni e una comunità di credenti, una realtà preziosa della quale vorrei che insieme comprendessimo il suo valore e la necessità di amarla – non vi sembri retorico –, rilanciarla, difenderla. Comunità di persone e di fede, la parrocchia come istituzione sembra talvolta in crisi: altre forme aggregative – laiche o no – la incalzano; l’accusa di inattualità sembra minarne le proposte. Tutto questo, in fondo, è normale: poche realtà, infatti, risentono quanto le parrocchie del contesto culturale e umano nel quale sono inserite. Non solo: alla parrocchia è demandato – per così dire – un “lavoro di base” (messe, sacramenti, catechesi, animazione del tempo libero finalizzata alla crescita della fraternità), un “lavoro di base” che poco o nulla concede alle lusinghe dell’innovazione pastorale, della fantasia o dell’elitarismo. La parrocchia, un po’ come la scuola, deve fare il lavoro di fondo, curare i fondamentali, e neppure questo contribuisce a renderla allettante, forse. Però, continua a farla essere necessaria».
Il presente e il futuro della Parrocchia
«Mi sembra importante evidenziare che a garantire continuità e coerenza alla parrocchia è l’Eucaristia, cioè la presenza di Cristo; questo significa che la parrocchia ha un futuro (e un presente) se coltiva in sé un’autentica vita spirituale, ovvero un saldo rapporto col Signore e con la sua Parola. Questo è il fulcro vero della parrocchia, e di lì essa deve trarre uno slancio che le è essenziale, quello “missionario”. E allora permettetemi di evidenziare un’urgenza, richiamare un dovere affinché la vostra comunità continui a tenere viva la sua identità. Non possiamo ignorare che anche la nostra comunità diocesana, le nostre parrocchie, le nostre famiglie sono intaccate da una lenta e progressiva disaffezione per le cose dello spirito, quelle che dicono convinzione, amore al Signore, fede in lui. Sì certo, battesimi, comunioni e cresime vedono ancora il tutto esaurito, ma come mai la messa domenicale è via via disattesa da adulti e ragazzi e giovani? Se non fosse perché la grazia di Dio ci precede e ci supera, a volte verrebbe da scoraggiarsi pensando anche solo a un non lontano 2036! Non è forse questo impegno della messa il nostro più concreto e – lasciatemelo dire – il più “facile” modo di dire al Signore la nostra fede in lui, il nostro bisogno di lui? Non dimentichiamolo: siamo salvi solo in forza del sacrificio di Cristo sulla croce, che riviviamo nel sacramento dell’Eucaristia».
L’EUCARISTIA FORGIA LA NOSTRA IDENTITÀ
«Mi rivolgo allora in particolare ai papà e alle mamme, dai quali – negli anni della fanciullezza – dipende totalmente la partecipazione alla messa dei figli. Mi rivolgo agli adolescenti, affinché pur nel travaglio della crescita sappiano tenere duro su questo aspetto fondamentale; mi rivolgo ai giovani e agli anziani, affinché non siano troppo indulgenti con sé stessi nel trovare giustificazioni per non andare a messa. Se devo esprimere un desiderio per il futuro, vorrei che fosse proprio la partecipazione alla messa l’impegno, per tutti, da riconsiderare e da assumere o recuperare con la serietà che si riserva alle cose di cui si è compresa l’importanza. Tanto più in epoca di accoglienza e inclusività, ricordiamoci che all’altro dobbiamo andare incontro sapendo chi siamo, possedendo un’identità. Per un dialogo, ciò è necessario. Altrimenti, sarà un monologo in cui parleranno solo gli altri. E la nostra identità cristiana viene coltivata anzitutto nella messa, nell’ascolto della Parola, nell’Eucarestia condivisa con i fratelli».
200 ANNI DI “PIETRE VIVE”
«Ripercorrendo i primi 200 anni di questa chiesa, non possiamo dimenticare tutti coloro che hanno costruito con la loro presenza, con la loro partecipazione, con la loro fattiva collaborazione, questa comunità: sacerdoti, catechisti, e volontari di ieri e di oggi (sia pure con denominazioni diverse) – la conclusione del vescovo –. Presenze umili, nomi e volti che sopravvivono nei ricordi dei singoli e per non più di una generazione. Poi, il tempo li cancella. Ma essi sopravvivono nell’esistenza stessa della comunità, dell’edificio spirituale di cui sono stati pietre. Certamente qualche volto, qualche nome è nel ricordo comune ma oggi vogliamo fare memoria indistintamente di tutti, nell’ideale comunione dei Santi che tutti li riunisce. Vorrei ricordare in particolare i sacerdoti che hanno orientato lo sguardo a Gesù, che hanno indirizzato a lui. Hanno portato il Vangelo, i sacramenti, la vita cristiana nella sua essenzialità. È questo lo scopo, la vita del prete. Vale per il parroco ciò che si diceva per la parrocchia. Il lavoro di fondo. Quello senza il quale, però, non si va da nessuna parte, non si può nulla. Come il grande scrittore deve anzitutto essere grato alla maestra che gli ha insegnato l’alfabeto. In questa circostanza è bene dire quindi anche grazie a tutti i sacerdoti, mentre ancora una volta ci affidiamo alla intercessione della Madonna, perché anche negli anni a venire non faccia mancare la presenza del sacerdote, pur in un tempo di carenza di operai nella vigna del Signore».
2026
La preoccupazione per le vocazioni al sacerdozio nell’ora presente nelle parole del vescovo al Consiglio presbiterale
ese impegnativo per tutti. Grazie quindi anche per non aver disatteso questo appuntamento – così il vescovo ha introdotto i lavori del Consiglio presbiterale giovedì scorso –. Accanto ai consueti impegni parrocchiali, in questi mesi sono programmate le celebrazioni delle cresime e delle prime comunioni; e poi abbiamo la preghiera del mese di maggio. È anche tempo di benedizione delle famiglie, un adempimento faticoso ma (chi lo vive lo sa) estremamente significativo ai fini della conoscenza delle persone, dei loro problemi e quindi della realtà parrocchiale. Se vogliamo, è il modo più tradizionale ed efficace per vivere concretamente quell’essere “chiesa in uscita” su cui ha insistito papa Francesco. Qualcuno riesce a proporre e a vivere questa attenzione pastorale in maniera sistematica, ogni anno; qualcuno ne lamenta l’impossibilità, qualcuno ha trovato soluzioni intermedie, come la benedizione delle famiglie in alcuni raggruppamenti serali o la visita distribuita in due-tre anni. Ognuno adotti la formula più adatta e possibile, ma non lasciamo cadere questa tradizione. Da parte mia, nei prossimi giorni, conclusa la visita pastorale alla Zona Valli Pesio e Ellero, presenterò la visita alla zona di Mondovì, in vista del nuovo anno pastorale. A tutti ricordo l’appuntamento di giovedì prossimo 14 maggio, con il ritiro e la giornata di fraternità, e per i sacerdoti di Mondovì, l’appuntamento della processione a Vicoforte nel giorno dell’Ascensione».
«Contrariamente al solito, lascio sul finale alcune comunicazioni e adempimenti ed entriamo da subito nel tema che è stato scelto per questa sessione: “Vocazione e pastorale: visioni ed esperienze” – ha proseguito il vescovo –. In altri termini: il tema della pastorale vocazionale con particolare riferimento alle vocazioni sacerdotali. L’intento è di avviare, con questa mattinata, una riflessione che possa poi essere declinata nel corso di tutto il prossimo anno pastorale e non solo. Ritengo questo tema un’urgenza. Voglio credere che costituisca una preoccupazione non solo per me ma anche per tutti noi. Per introdurci al tema, abbiamo chiesto aiuto a don Aldo Martin, sacerdote della diocesi di Vicenza, biblista di formazione, da diversi anni ormai rettore del Seminario di Vicenza (dal 2020) e dal settembre 2025 rettore del Seminario “condiviso” di Vicenza, Padova, Chioggia e Rovigo di recente costituzione. Lo salutiamo e lo ringraziamo di cuore per questo servizio. Il tema è complesso e annoso. Mi limito a due citazioni, datate, ma che appunto ci dicono da quanto tempo la questione sia sul tappeto, e indirettamente ci interrogano su quanto sia o non sia stato fatto per affrontare il problema. “Sappiamo quanto oggi sia difficile questo annuncio e quanto sia facile la tentazione dello scoraggiamento quando la fatica sembra inutile”. “La pastorale vocazionale costituisce il ministero più difficile e più delicato” (Documento finale del congresso sulle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata in Europa, Roma 1997)».
«Seconda citazione: “Il problema delle vocazioni sacerdotali – e anche di quelle religiose sia maschili sia femminili – è, e lo dirò apertamente, il problema fondamentale della Chiesa. È una verifica della sua vitalità spirituale ed è la condizione stessa di tale vitalità. È la condizione della sua missione e del suo sviluppo. Ciò si riferisce tanto alla Chiesa nella sua dimensione universale, quanto anche ad ogni Chiesa locale, alla diocesi e analogicamente alle Congregazioni religiose. Bisogna quindi considerare questo problema in ciascuna di queste dimensioni, se la nostra attività nel settore del risveglio delle vocazioni vuol essere appropriata ed efficace».
«Le vocazioni sono la verifica della vitalità della Chiesa. La vita genera vita. Non a caso il Decreto sulla formazione sacerdotale, trattando del dovere di “dare incremento alle vocazioni”, sottolinea che la comunità cristiana “è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana” (Optatam Totius, 2) – ha aggiungo il vescovo –. Come un terreno dimostra la ricchezza dei propri umori vitali con la freschezza e il rigoglio della messe che in esso si sviluppa (il riferimento alla parabola evangelica del seminatore è qui spontaneo, Mt 13,3-23), così una comunità ecclesiale dà prova del suo vigore e della sua maturità con la fioritura delle vocazioni, che riesce in essa ad affermarsi. Le vocazioni sono anche la condizione della vitalità della Chiesa. Non c’è dubbio che questa dipende dall’insieme dei membri di ogni comunità, dall’“apostolato comune”, in particolare dall’“apostolato dei laici”. Tuttavia è altrettanto certo che per lo sviluppo di quest’apostolato si rivela indispensabile proprio il ministero sacerdotale. Ciò, del resto, lo sanno molto bene gli stessi laici. L’autentico apostolato dei laici si basa sul ministero sacerdotale – e, a sua volta, manifesta la propria autenticità riuscendo, tra l’altro, a far sbocciare nel proprio ambito nuove vocazioni” (Giovanni Paolo II, Omelia 10 maggio 1981). Maggio 1981: il problema delle vocazioni sacerdotali – e anche di quelle religiose sia maschili sia femminili – “è, e lo dirò apertamente, il problema fondamentale della Chiesa”. Così Giovanni Paolo II. Sono passati 45 anni da quando queste parole sono state pronunciate, e mantengono la loro attualità. Valgono per la Chiesa universale e valgono per la nostra Chiesa particolare. Come dicevo, oggi iniziamo una riflessione, per poter con sufficiente anticipo pensare ad iniziative appropriate per il nuovo anno pastorale e per il cammino che ci sta davanti».
COMUNICAZIONI E ADEMPIMENTI
NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DELL’ISTITUTO DIOCESANO SOSTENTAMENTO CLERO
È stato costituito il nuovo Consiglio dell’IDSC. Presidente sarà don Franco Bernelli, vice presidente don Sergio Mandrile; presidente del Collegio dei revisori il dott. Giuseppe Bertola.
FUSIONE PARROCCHIE
«Usufruendo delle norme CEI già abbiamo proceduto a inoltrare la pratica a Prefettura e Ministero degli Interni relativa alle parrocchie di Magliano. A giorni inoltriamo la richiesta e il Decreto di Garessio – ha ricordato il vescovo –. Colgo l’occasione per ricordare che finché non arriverà la notifica del Ministero degli Interni pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, notificata con Decreto alle parrocchie, lo status giuridico delle parrocchie richiedenti resta immutato. E quindi attenzione a non fare illeciti. La domanda non autorizza a introdurre modifiche (carta intestata, registri e amministrazione)».
RICHIESTA FUSIONE PARROCCHIE DEL COMUNE DI CEVA
«Nel frattempo il parroco di Ceva, don Franco Bernelli, sentiti il Consiglio Pastorale e il Consiglio per gli Affari Economici ravvisa l’opportunità pastorale che le tre parrocchie nel Comune di Ceva (Maria Vergine Assunta, San Siro, e Santi Spirito e Antonio) possano usufruire della possibilità di una unificazione per incorporazione sotto il titolo di Maria Vergine Assunta». Il Consiglio all’unanimità esprime parere favorevole.
DOCUMENTO CEP MATRIMONIO E LUOGHI PER LA CELEBRAZIONE (SANTUARI E CAPPELLE)
«Nei mesi scorsi la Conferenza Episcopale Piemontese ha messo mano alla nota pastorale del 1997 intitolata “La celebrazione dei sacramenti. Orientamenti e norme”, e in particolare, nella parte terza, alle norme sul sacramento del matrimonio, aggiornando la parte normativa. Nella sessione di marzo della CEP il nuovo testo, denominato “Orientamenti e norme in ordine alla preparazione e celebrazione del sacramento del matrimonio”, è stato approvato ed entrerà in vigore per tutte le diocesi del Piemonte-Valle d’Aosta a partire dal 2 agosto, festa di sant’Eusebio patrono della Regione ecclesiastica». «In attuazione del n. 23 (“Ogni vescovo diocesano determini quali siano i santuari e le chiese non parrocchiali nei quali si possono celebrare matrimoni”) allegheremo al documento l’elenco definitivo dei luoghi (santuari e cappelle) segnalate nelle precedenti sessioni del Consiglio presbiterale».