Assemblea Cei- Magnifica Humanitas: “Un dono prezioso”
Il card. Zuppi ha aperto l’Assemblea generale della Cei partendo dai temi della nuova enciclica del Papa e disegnando un ritratto di un Paese “attraversato da guerre, paure, solitudine e diffidenze”. Per le riforme ci vuole “un clima costituente”. “I giovani non sono soltanto violenti o smarriti”. Sì a “piano casa” e interventi su crisi climatica. Sinodalità per “riforma dei processi decisionali”.
“Un dono prezioso, un faro di luce nel buio di pensiero e di violenza che talvolta avvertiamo intorno a noi”. Così il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ha definito la prima enciclica del papa, Magnifica Humanitas, aprendo i lavori dell’Assemblea della Cei in settimana. “Ci sentiamo interpellati di fronte alle guerre, alle diseguaglianze sociali, allo sfruttamento del lavoro, al modello tecnocratico e agli egoismi verso le migrazioni dei popoli, alla cosiddetta teologia della prosperità”.
“Viviamo in un mondo attraversato da guerre, paure, solitudini, diffidenze”, l’analisi del cardinale: “la guerra è cambiata, anche con un utilizzo sempre più largo della tecnologia, ed è sempre più lunga per le armi temibili – tecnologiche – messe in campo. Non è vero che può essere pulita, evitando un gran numero di vittime. E poi a livello globale, con le sue conseguenze, la guerra colpisce anche i Paesi che non sono direttamente coinvolti. Vediamo persino svilupparsi le agenzie di mercenari che fanno della guerra il loro modo di vivere: un vero regresso di civiltà”.
“Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle nazioni. A loro gridiamo: fermatevi!”, il primo appello del presidente della Cei: “È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte”.
“E’ importante rilanciare l’azione degli Organismi internazionali per porre fine alla spirale della violenza, che stringe sempre più forte la sua morsa in tanti contesti del mondo, spesso noti come l’Ucraina e il Medio Oriente, la Terra Santa, spesso meno noti e, per questo, colpevolmente dimenticati”.
“Il nostro Paese conosce tante solitudini”
“Ci sono anziani che non aspettano più nessuno, giovani che faticano a immaginare il futuro, famiglie appesantite da ritmi e precarietà, adulti che portano in silenzio fallimenti e paure, fragili chiusi in un mondo in cui non sono padroni di sé stessi, poveri che diventano invisibili perché disturbano poco”: questo il ritratto del nostro Paese, stilato da Zuppi. “Anche le nostre comunità ecclesiali possono essere attraversate da stanchezza, frammentazione, incomprensioni” “Costruire comunità non è un’operazione di marketing pastorale”, ha spiegato citando, tra gli altri fronti di impegno, “il cammino di promozione della tutela dei minori contro ogni forma di abuso”. “Una Chiesa adulta non nasconde le proprie ombre”, ha affermato Zuppi: “La comunità cristiana non è il luogo dei perfetti”.
“Per le riforme che riguardano l’architettura fondamentale della vita del Paese, è necessario un clima costituente, capace di coinvolgere il più possibile le forze politiche e la società civile”, l’invito a partire dal recente referendum sulla giustizia: “quale giustizia vogliamo costruire? Una giustizia credibile ha bisogno di tempi ragionevoli, decisioni prevedibili, norme chiare, istituzioni rispettate e persone responsabili”. “Il sovraffollamento carcerario, la condizione di chi è detenuto e di chi opera negli istituti di pena, il dolore delle vittime, le attese delle famiglie, il bisogno di responsabilità e di riparazione chiedono un confronto ampio, competente e non ideologico”, il monito: “La giustizia non può essere indifferenza verso il male compiuto, ma non può nemmeno rinunciare alla possibilità di un futuro per chi ha sbagliato. Deve perseguire verità, responsabilità, sicurezza, certezza della pena, riparazione e dignità: è questo il modo migliore per rispondere anche al dolore delle vittime”.
“I giovani non possono essere descritti soltanto come violenti o smarriti”
“Accanto a chi si perde nella brutalità, esistono ragazzi capaci di una maturità straordinaria”, il riferimento ai recenti, tragici fatti di cronaca che hanno coinvolto il mondo giovanile. “Occorre evitare che odio generi altro odio: la differenza, probabilmente, la fanno gli incontri, le comunità, l’annuncio incarnato della Parola e il coinvolgimento in esperienze che rendano concrete le esperienze spirituali”.
Sul piano pastorale, Zuppi ha ribadito che la sinodalità “non riguarda solo alcune procedure”. “La riforma dei nostri processi decisionali è una responsabilità ecclesiale”, per “rendere più conforme le nostre strutture al cammino che abbiamo intrapreso”, all’insegna della collegialità. Oggetto dell’Assemblea, dunque saranno alcuni “nodi decisivi”: “l’annuncio del Vangelo, l’iniziazione cristiana, l’istituzione strutturata dei Consigli pastorali, la corresponsabilità e la trasparenza nella gestione economica diocesana, un processo di verifica e revisione dello Statuto e del Regolamento della Conferenza Episcopale Italiana”. “Su alcuni il Papa ci ha indicato una direzione precisa: non si tratta di moltiplicare passaggi per rendere tutto più lento”, ha spiegato Zuppi: “Si tratta di rendere più ecclesiale ciò che facciamo”. “La collegialità è anche discernimento condiviso, esercizio evangelico dell’autorità, comunione che dà forma alla missione. Questo è il nostro cantiere: lo avviamo non perché costretti dalle circostanze, ma perché desideriamo che la Cei sia sempre più uno strumento al servizio delle Chiese in Italia, capace di ascoltare, orientare, accompagnare, parlare al Paese con una voce che nasce dalla comunione e non dalla somma delle opinioni”.
“È importante che le istituzioni tornino finalmente a guardare con attenzione alle tante persone e famiglie che soffrono per la mancanza di un alloggio dignitoso”, l’appello al termine dell’introduzione. Secondo il presidente della Cei, “il Piano Casa del Governo può rappresentare un passo significativo: auspichiamo che le risorse stanziate possano crescere ulteriormente e che fin da subito si promuovano – con i Ministeri, gli Enti locali e il Terzo Settore – percorsi di accompagnamento sociale, relazionale ed educativo che aiutino i più vulnerabili a ricostruire autonomia”. “Sulle persone e sui territori più fragili incide fortemente la crisi climatica”, ha osservato infine il cardinale: “Non possiamo limitarci a intervenire soltanto nell’emergenza: occorre educare le comunità alla prevenzione, alla cura del creato, alla responsabilità collettiva e alla custodia concreta dei luoghi”.
Card. Repole, “quattro linee di orizzonte per la Chiesa dei prossimi anni”
“Riportare al centro il dono della fede; puntare alla vita comunitaria; dare impulso ad una corresponsabilità differenziata; verificare l’adeguatezza degli strutture”. Sono quattro “linee guida” indicate dal card. Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, per la Chiesa nei prossimi anni, contenute nella sua relazione introduttiva all’Assemblea generale della Cei. Ad illustrarle ai giornalisti è stato lo stesso Repole, durante la conferenza stampa in Vaticano, spiegando che il punto di partenza della sua relazione è stato il Documento di sintesi del Cammino sinodale della Chiesa italiana, per “offrire qualche linea sintetica su cui convergere come Chiesa italiana e come vescovi nei prossimi anni”. “La Chiesa va sempre rimessa in carreggiata”, ha spiegato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti: “Il confronto con il mondo non è mai lineare, è sempre pieno di imprevisti e di domande, per fortuna”. “Rimettere al centro l’annuncio di Gesù Cristo, che è sempre umanizzante, che fa del bene, che ha seminato tanto anche nel popolo italiano”: così il neoeletto vicepresidente per il settore Nord, mons. Gianmarco Brusca, ha illustrato la priorità dell’impegno a cui i suoi confratelli vescovi lo hanno chiamato. Il lavoro di questi giorni, caratterizzato anche da “vivaci discussioni, legate soprattutto al tema della riforma della Cei”, per Zuppi è stato “un bell’esercizio di collegialità e di sinodalità: dobbiamo dimostrare che c’è una conseguenza, nelle indicazioni molto chiare del Documento di Sintesi”. “Il nuovo testo non sostituisce il Documento di sintesi del Cammino sinodale”, ha precisato Repole – ma “a partire da lì offre prospettive di orizzonte per avere macro-linee da attuare poi nei contesti delle Chiese locali”. Tra i temi centrali dei nuovi orientamenti, che verranno pubblicati prossimamente, c’è quello delle nuove ministerialità e del ruolo del laicato nel “costruire comunità, andando oltre le parrocchie”. Quanto al tema del diaconato femminile, “è un problema del Sinodo generale”, ha precisato Zuppi.