Valbormida: salendo al Santuario del Deserto e festeggiando i 200 anni della parrocchiale a Monesiglio

Due momenti significativi hanno segnato la fine di maggio per le parrocchie della val Bormida affidate a don Meo Prato. Sabato 30 maggio per l’annuale pellegrinaggio al Santuario del Deserto: un bel gruppo ha vissuto il cammino a piedi partendo da Millesimo, mentre ci si è ritrovati insieme alle 10,30 a per la preghiera del Rosario e la celebrazione di ringraziamento e affidamento in Santuario alle ore 11. Domenica 31 maggio la festa per i 200 anni della dedicazione della chiesa di sant’Andrea in Monesiglio. Il programma dell’evento si è dipanato attraverso la preghiera del Vespro seguita dalla celebrazione solenne presieduta dal nostro vescovo Egidio e animata dai Cori delle Diocesi di Cuneo/ Fossano e dal Coro Ecumenico delle medesime Diocesi. Il vescovo ha sottolineato l’importanza della comunità che si raduna intorno all’Eucaristia come vertice del cammino della Parrocchia e momento da tenere vivo e su cui orientarsi per le scelte prioritarie del cammino da credenti. Al termine un momento rievocativo del cammino dei 200 anni della Chiesa portato alla luce dal vice sindaco dott. Ugo Valesano. Ha fatto seguito la cena nel parco del castello.

Alle 20,30 infine la partenza dalla chiesa della Madonna di Acqua dolce della processione in onore di Maria ancora una volta verso la parrocchiale. E si è concluso con il concerto proposto dai Cori sopra citati con la partecipazione dei due giovani organisti di Monesiglio Luca e Matteo.

Una giornata ricca di messaggi e di richiami, nonchè suggestiva e coinvolgente, che ha visto diversi fedeli commuoversi e portare a casa un ricordo straordinario dell’evento. Per questo motivo va un grazie sincero a chi ha collaborato per la riuscita di queste ricorrenze; a partire dal sindaco del paese con tutta l’Amministrazione e le varie Associazioni monesigliesi; ai volontari della parrocchia, ai Cori di Cuneo /Fossano, ai ministranti e a tutti coloro che hanno preso parte alla giornata.

LA PAROLA DEL VESCOVO

Chiesa di mattoni e comunità dei credenti, vivendo nel tempo della vita e della fede

«Penso sia bello, ricordare i 200 anni della dedicazione della chiesa. Essa infatti con le sue caratteristiche inconfondibili è l’immagine riassuntiva del paese e della valle – ha detto il vescovo Egidio Miragoli nell’omelia per i 200 anni della parrocchiale di Monesiglio –. È il luogo dove ci si ritrova per pregare Dio, per celebrare l’Eucaristia e per ripartire più fratelli e testimoni per altri fratelli. I due aspetti, comunità e chiesa, sono inscindibili e ben illustrati da un discorso di sant’Agostino per la festa della dedicazione della chiesa. Il grande santo sviluppa un ragionamento bello ed efficace. Dice: “Quello che qui avveniva mentre questa casa si innalzava, si rinnova quando si radunano i credenti in Cristo. Mediante la fede, infatti, [i credenti] divengono materiale disponibile per la costruzione come quando gli alberi e le pietre vengono tagliati dai boschi e dai monti. Quando vengono catechizzati, battezzati, formati sono come sgrossati, squadrati, levigati fra le mani degli artigiani e dei costruttori. Non diventano tuttavia casa di Dio se non quando sono uniti insieme dalla carità. Questi legni e queste pietre se non aderissero tra loro con un certo ordine, se non si connettessero armonicamente, se collegandosi a vicenda in un certo modo non si amassero, nessuno entrerebbe in questa casa. Infatti quando vedi in qualche costruzione pietre e legni ben connessi, tu entri sicuro, non hai paura di un crollo. […] Dunque, quanto qui vediamo fatto materialmente nei muri, sia fatto spiritualmente nelle anime; e ciò che vediamo compiuto nelle pietre e nei legni, si compia nei vostri corpi per opera della grazia di Dio”».

UN LUNGO E SAPIENTE LAVORO DI COSTRUZIONE

«Agostino, sviluppando quanto già troviamo anche nella prima lettera di san Pietro stabilisce un parallelismo tra la chiesa edificio e la Chiesa comunità dei credenti, tra l’opera di costruzione del tempio e l’edificazione della comunità. L’una è immagine dell’altra – ha proseguito il vescovo –. Si chiede: come è avvenuta la costruzione dell’edificio? Con la sapiente e diligente scelta e la lavorazione dei materiali, del legno e della pietra; allo stesso modo, afferma, anche la comunità si edifica mediante la materia prima che sono i credenti e il lavoro abile e fervoroso di chi evangelizza e di chi celebra i sacramenti. Come la pietra e il legno vengono sgrossati e squadrati e levigati, così anche l’uomo spirituale che è in noi viene modellato dalla Parola e dalla grazia di Dio. Non è lavoro di un giorno né di un anno. È un lavoro lungo, come è sempre stata in passato, la costruzione delle nostre chiese, organismi vivi, mai definitivamente conclusi. E ancora, ragiona sant’Agostino: tutti i materiali dell’edificio devono poi connettersi armoniosamente tra di loro e necessitano di qualcosa che li unifichi e li saldi, e questo, solo questo farà, di un insieme di materiali diversi, l’edificio, darà solidità all’edificio e sicurezza a chi vi entra. Così la comunità ha bisogno del cemento della Carità per divenire una vera casa accogliente e sicura per tutti”.

PICCOLA APOLOGIA DELLA PARROCCHIA

«La parrocchia è tutta qua: una chiesa di mattoni e una comunità di credenti, una realtà preziosa della quale vorrei che insieme comprendessimo il suo valore e la necessità di amarla – non vi sembri retorico –, rilanciarla, difenderla. Comunità di persone e di fede, la parrocchia come istituzione sembra talvolta in crisi: altre forme aggregative – laiche o no – la incalzano; l’accusa di inattualità sembra minarne le proposte. Tutto questo, in fondo, è normale: poche realtà, infatti, risentono quanto le parrocchie del contesto culturale e umano nel quale sono inserite.  Non solo: alla parrocchia è demandato – per così dire – un “lavoro di base” (messe, sacramenti, catechesi, animazione del tempo libero finalizzata alla crescita della fraternità), un “lavoro di base” che poco o nulla concede alle lusinghe dell’innovazione pastorale, della fantasia o dell’elitarismo. La parrocchia, un po’ come la scuola, deve fare il lavoro di fondo, curare i fondamentali, e neppure questo contribuisce a renderla allettante, forse. Però, continua a farla essere necessaria».

Il presente e il futuro della Parrocchia

«Mi sembra importante evidenziare che a garantire continuità e coerenza alla parrocchia è l’Eucaristia, cioè la presenza di Cristo; questo significa che la parrocchia ha un futuro (e un presente) se coltiva in sé un’autentica vita spirituale, ovvero un saldo rapporto col Signore e con la sua Parola. Questo è il fulcro vero della parrocchia, e di lì essa deve trarre uno slancio che le è essenziale, quello “missionario”. E allora permettetemi di evidenziare un’urgenza, richiamare un dovere affinché la vostra comunità continui a tenere viva la sua identità. Non possiamo ignorare che anche la nostra comunità diocesana, le nostre parrocchie, le nostre famiglie sono intaccate da una lenta e progressiva disaffezione per le cose dello spirito, quelle che dicono convinzione, amore al Signore, fede in lui. Sì certo, battesimi, comunioni e cresime vedono ancora il tutto esaurito, ma come mai la messa domenicale è via via disattesa da adulti e ragazzi e giovani? Se non fosse perché la grazia di Dio ci precede e ci supera, a volte verrebbe da scoraggiarsi pensando anche solo a un non lontano 2036! Non è forse questo impegno della messa il nostro più concreto e – lasciatemelo dire – il più “facile” modo di dire al Signore la nostra fede in lui, il nostro bisogno di lui? Non dimentichiamolo: siamo salvi solo in forza del sacrificio di Cristo sulla croce, che riviviamo nel sacramento dell’Eucaristia».

L’EUCARISTIA FORGIA LA NOSTRA IDENTITÀ

«Mi rivolgo allora in particolare ai papà e alle mamme, dai quali – negli anni della fanciullezza – dipende totalmente la partecipazione alla messa dei figli. Mi rivolgo agli adolescenti, affinché pur nel travaglio della crescita sappiano tenere duro su questo aspetto fondamentale; mi rivolgo ai giovani e agli anziani, affinché non siano troppo indulgenti con sé stessi nel trovare giustificazioni per non andare a messa. Se devo esprimere un desiderio per il futuro, vorrei che fosse proprio la partecipazione alla messa l’impegno, per tutti, da riconsiderare e da assumere o recuperare con la serietà che si riserva alle cose di cui si è compresa l’importanza. Tanto più in epoca di accoglienza e inclusività, ricordiamoci che all’altro dobbiamo andare incontro sapendo chi siamo, possedendo un’identità. Per un dialogo, ciò è necessario. Altrimenti, sarà un monologo in cui parleranno solo gli altri. E la nostra identità cristiana viene coltivata anzitutto nella messa, nell’ascolto della Parola, nell’Eucarestia condivisa con i fratelli».

200 ANNI DI “PIETRE VIVE”

«Ripercorrendo i primi 200 anni di questa chiesa, non possiamo dimenticare tutti coloro che hanno costruito con la loro presenza, con la loro partecipazione, con la loro fattiva collaborazione, questa comunità: sacerdoti, catechisti, e volontari di ieri e di oggi (sia pure con denominazioni diverse) – la conclusione del vescovo –. Presenze umili, nomi e volti che sopravvivono nei ricordi dei singoli e per non più di una generazione. Poi, il tempo li cancella. Ma essi sopravvivono nell’esistenza stessa della comunità, dell’edificio spirituale di cui sono stati pietre. Certamente qualche volto, qualche nome è nel ricordo comune ma oggi vogliamo fare memoria indistintamente di tutti, nell’ideale comunione dei Santi che tutti li riunisce. Vorrei ricordare in particolare i sacerdoti che hanno orientato lo sguardo a Gesù, che hanno indirizzato a lui. Hanno portato il Vangelo, i sacramenti, la vita cristiana nella sua essenzialità. È questo lo scopo, la vita del prete. Vale per il parroco ciò che si diceva per la parrocchia. Il lavoro di fondo. Quello senza il quale, però, non si va da nessuna parte, non si può nulla. Come il grande scrittore deve anzitutto essere grato alla maestra che gli ha insegnato l’alfabeto. In questa circostanza è bene dire quindi anche grazie a tutti i sacerdoti, mentre ancora una volta ci affidiamo alla intercessione della Madonna, perché anche negli anni a venire non faccia mancare la presenza del sacerdote, pur in un tempo di carenza di operai nella vigna del Signore».