Leone XIV chiude il Giubileo: “Si affermi l’artigianato della pace”
I conflitti e la pace. “Sì, il Signore ci sorprende ancora! Si fa trovare. Le sue vie non sono le nostre vie, e i violenti non riescono a dominarle, né i poteri del mondo possono bloccarle”. Il Papa ha concluso l’omelia della messa per l’Epifania, nella basilica di San Pietro, subito dopo il rito di chiusura della Porta Santa, con questo messaggio liberante. “Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli subisce violenza e i violenti se ne impadroniscono”, ha ricordato sulla scorta di questa “misteriosa espressione” di Gesù, riportata nel Vangelo di Matteo. “Non può non farci pensare a tanti conflitti con cui gli uomini possono resistere e persino colpire il Nuovo che Dio ha in serbo per tutti”, ha commentato riferendosi al tragico scenario attuale: “Amare la pace, cercare la pace, significa proteggere ciò che è santo e proprio per questo è nascente: piccolo, delicato, fragile come un bambino”. “Gli estranei e gli avversari diventino fratelli e sorelle, al posto delle diseguaglianze ci
Il bilancio del Giubileo. La ricerca dei nostri contemporanei è “molto più ricca di quanto forse possiamo comprendere”, e “ci interroga con particolare serietà”, il bilancio del Giubileo della speranza, in cui milioni di persone hanno varcato la Porta Santa. “Sì, i Magi esistono ancora”, ha assicurato il Papa: “Sono persone che accettano la sfida di rischiare ciascuno il proprio viaggio, che in un mondo travagliato come il nostro, per molti aspetti respingente e pericoloso, sentono l’esigenza di andare, di cercare”. “Homo viator, dicevano gli antichi. Siamo vite in cammino”, l’immagine scelta: “Il Vangelo impegna la Chiesa a non temere tale dinamismo, ma ad apprezzarlo e a orientarlo verso il Dio che lo suscita”.
“Luoghi santi come le cattedrali, le basiliche, i santuari, divenuti meta di pellegrinaggio giubilare, devono diffondere il profumo della vita, l’impressione incancellabile che un altro mondo è iniziato”, l’appello. “Chiediamoci: c’è vita nella nostra Chiesa? C’è spazio per ciò che nasce? Amiamo e annunciamo un Dio che rimette in cammino?”, le domande esigenti di Leone XIV per un esame di coscienza collettivo. La gioia del Vangelo invece “libera: rende prudenti, sì, ma anche audaci, attenti e creativi; suggerisce vie diverse da quelle già percorse”. “Il Giubileo e venuto a ricordarci che si può ricominciare, anzi che siamo ancora agli inizi, che il Signore vuole crescere fra di noi, vuole essere il Dio-con-noi”.
Un Dio che non si compra. “Attorno a noi, un’economia distorta prova a trarre da tutto profitto”, ha denunciato inoltre il Papa: “il mercato trasforma in affari anche la sete umana di cercare, di viaggiare, di ricominciare”. “Chiediamoci: ci ha educato il Giubileo a fuggire quel tipo di efficienza che riduce ogni cosa a prodotto e l’essere umano a consumatore?”, la proposta per un altro esame di coscienza: “Dopo quest’anno, saremo più capaci di riconoscere nel visitatore un pellegrino, nello sconosciuto un cercatore, nel lontano un vicino, nel diverso un compagno di viaggio?”.