Un giorno ricco di grazia. Nel pomeriggio dell’Immacolata, in una cattedrale gremita, l’ordinazione diaconale di Nicolò Bellino

Un lungo scrosciante applauso, in un duomo gremito all’inverosimile, il pomeriggio-sera di lunedì 8 dicembre, per la solenne e partecipata celebrazione in cui Nicolò Bellino, 26 anni, villanovese, ha ricevuto l’ordinazione diaconale per l’imposizione delle mani da parte del vescovo mons. Egidio Miragoli. La liturgia ricca di segni, di messaggi, di convinto coinvolgimento ha potuto contare sull’animazione della Cappella Musicale “San Pio V” della Cattedrale di San Donato. Numerosi i sacerdoti ed i diaconi, ad accompagnare Nicolò in questo passo importante. Per lui l’impegno espresso dalle parole del rituale, pronunciate dal vescovo come un augurio anche esigente: “Ricevi il vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore: credi sempre a ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”. Ed in chiusura di celebrazione l’appello del vescovo per una ulteriore preghiera a Maria nel giorno solenne dell’Immacolata Concezione, invocando il dono di vocazioni sufficienti alla vita delle nostre comunità. Nicolò Bellino ora è impegnato pastoralmente a Dogliani e Farigliano, prima era stata lungo presente al Ferrone. E’ anche impegnato nel movimento dei ministranti in diocesi. A lui gli auguri più sinceri di un buon cammino.

«Timore e gioia grande»

 I sentimenti che provo in questo momento sono di gratitudine e anche un po’ di trepidazione, che mi sembra di poter riassumere con l’espressione “timore e gioia grande”, come per le donne che tornano ad annunciare la risurrezione agli Apostoli, sapendo di aver ricevuto un grande dono e di avere una grande responsabilità (cfr. Mt 28, 8).

La notizia di questa celebrazione arriva alla fine del percorso di seminario che per me è cominciato nel 2018 subito dopo la maturità all’Alberghiero di Mondovì, e che ho concluso (almeno nella sua parte accademica) a marzo di quest’anno. Sono stati anni intensi nei quali ho potuto prepararmi per il grande compito del ministero ordinato, ma forse ancora di più ho avuto la possibilità di consolidare, comprendere a fondo e approfondire la relazione con il Signore Gesù che già si era reso presente nei tanti volti e situazioni vissute nella mia crescita e nella comunità parrocchiale di Villanova dove ho avuto la fortuna di crescere. Lì infatti (In particolare nelle parrocchie di S. Caterina e S. Lorenzo) ho incontrato molte persone che hanno saputo testimoniare, con bellezza, la possibilità e la libertà di dedicare la vita al servizio di Dio e dei fratelli nella Chiesa.

Penso al mio parroco don Franco, a don Antoniodon Mario, alle Suore della Passione di Gesù e a tanti che, anche in silenzio e nel nascondimento, erano presenze luminose ed esempi di fede semplice e sincera. Così ho maturato l’idea di entrare in seminario e rendermi disponibile a diventare diacono, compiendo una scelta definitiva che può apparire controcorrente al giorno d’oggi dove tutto sembra invitare ad essere individualisti e scegliere solo il proprio benessere. In questo senso è bello sottolineare che diventare diacono non è solo il traguardo personale di un seminarista, ma è il dono grande che la Chiesa concede ad alcuni e che sono disponibili e che intendono conformare la loro vita a quella del Signore Gesù, cioè mettendosi a servizio dei fratelli trovando la forza nella relazione con il Padre.

Può sorgere spontanea una domanda, che in queste settimane mi è stata rivolta molte volte: “E poi, potrai fare?”. Domanda lecita perché sappiamo abbastanza bene che cosa fa un prete, ma forse non conosciamo molti diaconi. Il diacono è in primo luogo un annunciatore, chiamato ad occuparsi della proclamazione della Parola del Signore, della catechesi e della predicazione. Ma ancora di più, originariamente (guardiamo agli Atti degli Apostoli) il compito del diacono è la carità. Non però fine a sé stessa, ma la carità di Cristo, che nasce e si nutre dall’Eucaristia: è in quest’ultima che la Chiesa si costituisce e trova la forza della sua carità, cioè dell’amore con cui agisce e che è chiamata a diffondere.

In ultimo, l’ordinazione diaconale già inserisce nell’ordine sacro, del quale è il primo grado. Questo significa che il diacono è a tutti gli effetti ministro ordinato e, come tale, ha il compito di collaborare con i preti ed in stretta dipendenza dal vescovo.

Concludo affidandomi alle tue preghiere perché entrando nel ministero e accogliendo questo grande dono con “timore e gioia grande”, possa mettere in pratica ciò che il vescovo chiederà al Signore nella preghiera: “Sia pieno di ogni virtù: sincero nella carità, premuroso verso i poveri e i deboli, umile e puro nel suo servizio, retto e puro di cuore, vigilante e fedele nello spirito. L’esempio della sua vita, generosa e casta, sia un richiamo costante al vangelo e susciti imitatori nel tuo popolo santo. Sostenuto dalla coscienza del bene compiuto, forte e perseverante nella fede, sia immagine del tuo Figlio, che non venne per essere servito ma per servire, e giunga con lui alla gloria del tuo Regno”. Così spero di poter esercitare il ministero che mi è affidato e così confido nella tua perseverante preghiera per me e per la nostra diocesi.